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La Libia non è più un nemico. Ora l’America può vendere le sue armi

Formazione dei militari libici, vendita a Tripoli di armi non letali e, in un secondo momento, vendita di armi letali. Sono le tappe del processo di cooperazione in ambito militare con la Libia definito dagli Stati Uniti e reso possibile dal recente riavvicinamento tra i due paesi. Il piano è tracciato, in un'intervista concessa al 'Financial Times', dall'ambasciatore americano a Tripoli, Gene Cretz, il quale afferma che «a un certo punto, se entrambe le parti lo vorranno, (la vendita di armi letali) potrebbe essere il culmine delle nostre relazioni militari».
Sembra quindi del tutto archiviata la fase in cui Washington annoverava la Libia tra i paesi che sostengono il terrorismo. La mosse del colonnello Muammar Gheddafi che hanno permesso questo sviluppo sono la rinuncia nel 2003 al programma per l'acquisizione di armi di distruzione di massa e, più di recente, la creazione di un fondo per il risarcimento dei familiari delle vittime di attacchi riconducibili ai servizi di intelligence libici, tra cui quello contro un aereo Pam Am nel 1988. Il paese di Gheddafi, che si confronta con la minaccia regionale dell'organizzazione 'al-Qaeda nel Maghreb Islamico, si è quindi trasformato in uno dei principali alleati degli Usa nella lotta al terrorismo. «Questo è uno degli aspetti più importanti del rilancio delle relazioni», ha spiegato Cretz, il primo ambasciatore Usa e Tripoli dopo 36 anni. In questa evoluzione, un ruolo chiave è stato giocato da Moussa Koussa, storico capo dell'intelligence libica, nominato ministro degli Esteri la scorsa settimana. «È stata una scelta ottima – ha commentato Cretz – Moussa conosce bene l'intelligence e conosce bene la diplomazia» e ha avuto un ruolo di primo piano anche nel miglioramento dei rapporti con alcuni paesi europei.
La spinta più forte al riavvio dei rapporti tra Usa e Libia è tuttavia arrivata dalle aziende statunitensi, ansiose di rientrare nel redditizio mercato libico. Il paese nordafricano, infatti, non è solo uno dei più importanti produttori di petrolio e gas, ma ha anche un grande bisogno di infrastrutture e, soprattutto, dispone dei fondi necessari per pagarle. «Gli interessi delle aziende americane va oltre il settore degli idrocarburi – conferma Cretz – Stiamo lavorando per portare in Libia quante più aziende è possibile, per valutare quali opportunità ci siano».