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Sudan, Bashir vuole cacciare tutte le ong

Il Sudan vuole che tutte le organizzazioni umanitarie internazionali attive oggi nel Paese, in particolare nella regione del Darfur, lascino il Paese entro un anno. Questa la nuova sfida lanciata oggi all'Occidente dal Presidente sudanese Omar al Bashir, contro cui la Corte penale internazionale dell'Aia (Cpi) ha spiccato il 4 marzo scorso un mandato di arresto per crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Darfur durante i sei anni di guerra civile.

"Ho detto ai responsabili degli Affari umanitari che entro un anno non vogliamo più vedere alcuna organizzazione di aiuti straniera lavorare sul campo con i nostri cittadini e che dovranno essere le organizzazioni sudanesi ad adempiere a questo compito", ha detto il Presidente. Bashir ha quindi dichiarato di volere arrivare a una "sudanizzazione" del lavoro umanitario, in particolare in Darfur: "Se le organizzazioni straniere vogliono portare aiuti, dovranno lasciarli all'aeroporto". Bashir è intervenuto oggi davanti a migliaia di soldati riuniti a Khartoum per rinnovare la loro "fedeltà fino alla morte" al presidente.
Dopo la sentenza dell'Aia, il governo sudanese ha risposto con l'espulsione di 13 ong internazionali, tra cui Oxfam, Care e Medici senza frontiere, che garantivano aiuti alimentari, acqua e assistenza medica ai 2,7 milioni di profughi presenti nella regione e ad altre migliaia di persone colpite dal conflitto. Le Nazioni Unite hanno fatto sapere nei giorni scorsi che sono circa 4 milioni le persone che ricevono aiuti internazionali nella regione. L'espulsione delle 13 ong, sempre secondo l'Onu, lascia senza assistenza alimentare e medica oltre un milione di persone.
Al momento nella regione sono ancora attive circa 70 ong.
La scorsa settimana, le autorità sudanesi hanno garantito che intendono "riempire il vuoto" lasciato dalle 13 ong espulse cooperando con l'Onu e la Croce Rossa internazionale. Tuttavia, il responsabile per gli Affari umanitari dell'Onu, John Holmes, ritiene che "le agenzie dell'Onu, le ong e il governo sudanese non hanno la capacità di rimpiazzare tutte le attività, certamente non a corto e medio termine". Khartoum ha già diffuso una lista di 19 ong sudanesi che andranno a sostituire quelle straniere espulse, e il ministero della Sanità ha garantito l'invio di 100 medici e medicinali in Darfur.
"Le ong espulse erano distributori di aiuti, ma i donatori sono sempre presenti, il Pam, l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'Unicef e altri. Nessuno ha chiesto loro di andarsene", ha detto Mandour al Mahidi, Segretario generale dell'ufficio politico del Partito del congresso nazionale, del Presidente Bashir. "E' un ricatto", replica un diplomatico occidentale sotto anonimato, precisando che molti paesi che finanziano le agenzie dell'Onu nutrono seri dubbi sul piano di Khartoum per garantire gli aiuti, ma "non vogliono vedere soffrire" persone innocenti. L'Onu ha lanciato un appello da 2,2 miliardi di dollari per il Sudan nel 2009, fondi destinati soprattutto in Darfur.
La scorsa settimana, quattro operatori umanitari di Medici senza frontiere, tra cui un medico italiano, sono stati sequestrati in Darfur da uomini armati, per poi essere liberati dopo tre giorni.
Secondo il governatore del Nord Darfur, Osmane Mohammed Yousif Kibir, il sequestro è avvenuto per rappresaglia al mandato di arresto della Cpi.