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Il Papa in Africa e il cappellino di Chantal

Il Papa è arrivato in Cameroun, prima tappa del suo atteso viaggio in Africa. Il Cameroun è un simbolo. Un Paese che rappresenta, in piccolo, tutto il continente. Dove vivono, pacificamente, africani di 260 etnie e di religioni diverse. Un Paese che annega nella corruzione e nell'ingiustizia sociale: la disoccupazione tocca il 70% della popolazione attiva. Il reddito medio mensile, per i pochi che un lavoro ce l'hanno,è di appena 50 euro (30mila franchi Cfa).

Papa-chantal-cappello
Ricordando queste cose, faceva impressione ieri vedere la figura esile del Papa tedesco all'aeroporto di Yaoundè accanto a Chantal Biya, la moglie del presidente-eterno Paul Biya. Chantal e il suo "discreto" cappellino panettone con le croci racconta più di qualsiasi parola la distanza siderale che separa certe classi dirigenti africane dalla gente e dai loro problemi. Purtroppo reali. La moglie del presidente-dittatore del Cameroun salì agli onori della cronaca nel febbraio 2008 quando il Paese africano fu bloccato dagli scontri per il rialzo dei prezzi della benzina e degli alimentari in cui morirono quasi cento persone: in quei giorni di febbraio era a Parigi, a fare shopping, per i saldi invernali. Incurante del caos in cui versava il suo Paese. Il Papa ieri nel suo discorso all'aeroporto ha usato parole forti per condannare la corruzione, male endemico e freno allo sviluppo di tanti Paesi. «Di fronte al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla corruzione o all'abuso di potere – ha spiegato il Pontefice – un cristiano non può mai rimanere in silenzio». Il Papa parlava di corruzione e accanto a lui c'era Chantal e il suo cappellino.

Tuttavia il primo giorno del Papa sarà ricordato per il clamore mediatico suscitato dalla sua dichiarazione a proposito dell'Aids e dei preservativi vietati: molta parte della Chiesa africana sperava in un cambiamento di posizione del Vaticano sull'uso dei preservativi, una posizione che tenesse più in conto la realtà vera con cui si confronta la popolazione. Considerando anche che la Chiesa africana è toccata da vicino dall'epidemia: in alcune diocesi ci sono percentuali elevate di religiosi sieropositivi o malati di Aids. Circa 22 milioni di persone nell'Africa sub sahariana sono colpite dal virus dell'Hiv, secondo i dati Unaids. Il 75% dei morti per Aids nel mondo, nel 2007, viene da qui. Dove i due terzi della popolazione vive con il virus Hiv. 

La visita di Benedetto XVI, in ogni caso, è importante per un continente che è l'avvenire della Chiesa. L'Africa con i suoi 159 milioni di battezzati rappresenta il 14% dei cattolici. Una vitalità che fa da contraltare alla decristianizzazione dell'Europa. Prima del 2050, tra i dieci principali Paesi cattolici del mondo ci saranno tre nazioni africane: Repubblica democratica del Congo, Uganda e Nigeria. Da dieci anni, la metà dei battezzati adulti nella Chiesa cattolica arriva dal continente nero. Le vocazioni religiose e sacerdotali seguono lo stesso trend: il più grande seminario al mondo è il Bigard Memorial Seminary, in Nigeria, con i suoi 1.100 seminaristi. Benedetto XVI ha aspettato quattro anni prima di fare il suo primo viaggio, l'undicesimo del suo pontificato, in Africa. Paolo VI era stato in Uganda nel 1964. Giovanni Paolo II aveva visitato in lungo e in largo il continente toccando 42 dei 54 Paesi africani. E' un viaggio quello di Ratzinger preparato a lungo, per tutta l'Africa. Al di là dei due Paesi visitati, Cameroun e Angola (il primo Paese dove è arrivato il cristianesimo), scelti come rappresentativi delle aree linguistiche del continente (francese, inglese e portoghese). A questa Africa il Papa porta un messaggio legato alla giustizia sociale e, quindi, all'obbligo della solidarietà. Un messaggio politico forte: giustizia, riconciliazione e pace sono proprio i temi scelti per il prossimo Sinodo sull'Africa. Temi che rischiano di essere offuscati dalla presa di posizione del Papa su Aids e preservativi e dalle polemiche che ne sono scaturite. 

  • Emanuele |

    Certo, pensare che chi vive con 50 euro al mese ne spenda una parte per comprare preservativi, mi sembra fuori luogo, a parte le convinzioni morali. Ma c’è sempre chi pensa di suggerire i propri modelli comportamentali alle nazioni del terzo mondo, creando così nuovi mercati per le multinazionali del condom e della pillola. Peccato che le stesse multinazionali farmaceutiche siano poi riluttanti a cedere le medicine anti Aids agli africani (a prezzo equo)! Noi perché stiamo sempre dalla parte delle multinazionali?

  • Feffe__ |

    Chantal Biya ICONA trash del 2009

  • soccorsi |

    Avendo trascorso 55 anni della mia vita in Africa mi sento di dire senza indugio alcuno che la dichiarazione del S. Padre sull´inutilità del preservativo come prevenzione dell´AIDS è fuori luogo, pericolosa e che provoca confusione tra le popolazioni africane .

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