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Somalia, ferito a Mogadiscio ministro dell’Interno

 Una bomba è stata lanciata stamani a Mogadiscio contro il ministro dell'Interno somalo Sheikh Abdulkadir Ali Omar mentre a piedi (e non in macchina come si era detto in un primo momento) attraversava l'affollato mercato di Bakara, a Mogadiscio.

Il ministro è un eroe della resistenza antietiopica nella capitale, di qui la sua sicurezza nel muovervisi anche a piedi, oltre che tra i protagonisti del nuovo governo a conduzione islamica moderata. È ritenuto il braccio destro del presidente Sheikh Sharik Sheikh Ahmed, di cui è il luogotenente proprio a Mogadiscio. Abdulkadir è rimasto ferito in maniera non grave ad una gamba, mentre il suo segretario particolare è morto, ed una guardia del corpo lotta tra la vita e la morte.
Il ministro è stato subito dimesso dall'ospedale e, con la gamba fasciata, ha incontrato alcuni giornalisti affermando, tra l'altro, che è noto chi siano gli autori dell'attentato e che esso non fermerà il processo di pace.
L'attacco, avvenuto intorno alle 09:30 locali (07:30 italiane), è secondo ogni evidenza opera degli 'Shabaab', il gruppo integralista islamico ritenuto il braccio armato somalo di al Qaida, che controlla ampie zone della Somalia e parte di Mogadiscio. Gruppo che ha tra gli obiettivi dichiarati la lotta senza quartiere al nuovo governo anche attraverso l'eliminazione fisica dei suoi principali esponenti.
E Abdulkadir Ali Omar è certamente tra questi, forse il primo della lista. Un passato di islamico 'durò, in arme, quindi l'avvicinamento all'attuale presidente e leader del nuovo corso Sheikh Ahmed, a suo tempo alla testa delle Corti coraniche che controllarono Mogadiscio e buona parte della Somalia nella seconda metà del 2006: ne furono scacciate dalle truppe etiopiche all'inizio del 2007. E lui restò condusse una durissima lotta contro gli 'invasorì, ritiratisi in gennaio.
Il ruolo del ministro non solo è fondamentale dal punto di vista politico e militare, ma anche strategico al livello di ricucitura tra vari clan. Un processo che sta lentamente avvenendo, estremamente pericoloso per gli Shabaab, che temono di restarne isolati: per loro un rischio interno ancor maggiore di quello che deriva dalle alleanze internazionali (Onu, cancellerie occidentali e Paesi arabi moderati) che sostengono con forza il nuovo corso.
Intanto nell'estremo nord della Somalia sono stati rapiti ieri pomeriggio cinque keniani. Li hanno presi miliziani somali, accusandoli di aver sconfinato illegalmente. È avvenuto nella stessa area dove furono rapite in novembre due suore italiane, rilasciate dopo quasi 100 giorni.