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Sarkozy in Africa, tra affari e difesa della democrazia

Il Presidente francese Nicolas Sarkozy ha concluso oggi un viaggio di due giorni in Africa, segnato dalla volontà di rafforzare la presenza economica francese e il sostegno di Parigi ai processi democratici e di pace in corso nella Repubblica democratica del Congo, nella Repubblica del Congo e in Niger. Ultima tappa della visita è stato il Niger, uno dei paesi più poveri del mondo, ma di importanza strategica per Parigi per le sue riserve di uranio, indicato da Sarkozy come un modello dei "rinnovati" legami franco-africani.
A Niamey, Sarkozy ha discusso il contratto firmato nei mesi scorsi dal gruppo francese Areva per lo sfruttamento della grande miniera di uranio di Imouraren, nel nord del paese, cercando di cancellare l'immagine di una Francia "predatrice".

Presente in Niger da oltre quaranta anni, il numero uno mondiale del nucleare civile ha sollevato spesso forti critiche, soprattutto da parte di organizzazione non governative che denunciano gli effetti "catastrofici" delle sue attività per l'ambiente, la salute e le popolazioni locali e accusano l'azienda di "saccheggiare" le ricchezze del paese. Il Niger garantisce più di un terzo del combustibile bruciato nelle centrali nucleari francesi. "In Niger, la Francia ha interessi e ne promuove, ma tutto in modo trasparente", ha detto il leader francese in un'intervista concessa al giornale nigerino Sahel. "Tutti devono sapere cosa portano al bilancio del Niger le attività di Areva", ha aggiunto.
Gli investimenti annunciati da Areva a Imouraren, per un importo iniziale di 1,2 miliardo di euro, "avranno un impatto su tutta l'economia nigerina", ha garantito.
Sarkozy ha poi voluto esprimere il suo sostegno alla "democrazia vivente" di Niamey, riconoscendo il lavoro fatto dal Presidente Mamadou Tandja, ormai prossimo alla scadenza del suo secondo e ultimo mandato. "E' lui che ha ridato alla democrazia la sua patente di nobiltà", ha dichiarato nel suo incontro con i leader dei partiti riuniti nel Centro nazionale del dialogo politico.
Quindi ha espresso la sua intenzione di trasformare il Niger in un esempio dei "rinnovati" rapporti tra Francia e Paesi africani, liberi dai "sospetti" e dalle "pesantezze del passato", come dichiarato ieri a Brazzaville.
Anche nella capitale congolese, il Presidente francese ha lodato l'azione del suo omologo Denis Sassou-Nguesso, al potere dal 1997, che ha garantito "stabilità e sicurezza" al Paese, ma ha anche auspicato che il prossimo voto per le presidenziale, in programma a luglio, si svolga in un clima di "serenità e trasparenza". Sul fronte degli affari, l'Agenzia francese per lo sviluppo ha accordato un prestito di 29 milioni di euro per modernizzare il porto di Pointe-Noire, affidandone la gestione al gruppo Bolloré. La convenzione è stata firmata alla presenza di Sassou-Nguesso e Sarkozy. L'obiettivo è "ridare a questo porto una competitività mondiale attraverso grandi lavori", ha spiegato il ministro francese per la Cooperazione Alain Joyandet. Di affari si è parlato molto anche a Kinshasa, dove sono stati firmati numerosi accordi nei settori delle miniere, dei trasporti e della francofonia.
Il premier congolese Adolphe Muzito ha firmato con il ministro dell'Economia francese, Christine Lagarde, un memorandum per il rafforzamento delle relazioni economiche e bilaterali. Nel settore delle miniere, sempre il gruppo Areva ha siglato un "accordo di cooperazione" con la società statale Gécamines per "l'esplorazione uranifera su tutto il territorio congolese". Il governo congolese si è quindi impegnato a creare condizioni favorevoli all'ingresso nel Paese di France Telecom; il ministro del Portafoglio, Jeanine Mabunda Lioko, ha annunciato che l'azienda francese Vinci ha ottenuto l'appalto per la ristrutturazione della pista dell'aeroporto internazionale di Ndjili, a Kinshasa, per 37 milioni di euro.
E' stata anche annunciata l'apertura del Paese a molti altri operatori francesi: Lafarge (cemento), Alstom, per la riabilitazione delle turbine della centrale idroelettrica Inga II, Suez e Veolia per l'acqua e l'elettricità. Infine, per la francofonia e il settore educativo, è stato firmato un accordo da 5 milioni di euro.
A Kinshasa il Presidente francese ha presentato anche la sua proposta di pace per la regione dei Grandi Laghi, respingendo l'accusa di voler "balcanizzare" il Paese mossagli dai parlamentari congolesi. Intervenendo davanti al Parlamento, il leader francese ha chiarito le dichiarazioni rilasciate alla fine dello scorso anno davanti al corpo diplomatico, lette come un suggerimento a dividere "territorio" e "ricchezze" tra Congo e Ruanda. "Alcune settimane fa, il presidente Kabila ha teso la mano al Ruanda per collaborare" nella lotta contro le forze hutu ruandesi in Kivu, ed è stata "una decisione coraggiosa", ha detto. "Vedo i primi passi di una vera rinascita della regione, perchè una cooperazione strutturata offre a tutti la certezza di benefici", ha aggiunto. Sarkozy ha quindi precisato di non "voler impartire lezioni", ma ha suggerito a Congo, Burundi e Ruanda, così come a Uganda, Tanzania e Kenya di "lavorare insieme".
"La pace e la prosperità dell'Europa è stata costruita su queste basi", ha ricordato il presidente francese, proponendo anche la creazione di una "agenzia regionale per lo sviluppo e la ricostruzione". Sarkozy ha sottolineato come "la vocazione del Congo non sia quella di essere "l'anello debole dell'Africa centrale", ma "la sua colonna vertebrale", denunciando lo "spreco" di un paese che ha "la fortuna a portata di mano", ma "rimane povero". Il Congo è ricco di risorse minerarie: possiede il 34% delle riserve mondiali di cobalto e il 10% delle riserve di rame, e nel suo territorio sono presenti anche oro, diamanti e uranio. Tuttavia, il 75% dei 60 milioni di abitanti vive con meno di un dollaro al giorno, secondo l'Onu. "La debolezza del Congo vuole dire instabilità in Africa – ha concluso Sarkozy – l'Africa e il mondo hanno bisogno di voi".