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Sudafrica, migliaia di profughi scappano dallo Zimbabwe

Migliaia di profughi dello Zimbabwe tentano di dormire sdraiati sulle panche di una chiesa metodista nel cuore di Johannesburg. La chiesa è ormai strapiena, ma è l'unica struttura che da anni cerca di accogliere queste persone sradicate dalla loro terra di cui nessuno sa cosa fare.
Dall'inizio della settimana, il governo sudafricano sta cercando di trasferire gli immigrati in sei siti individuati sempre a Johannesburg, con la collaborazione dell'Alto commissariato Onu per i profughi (Unhcr), che ha già intervistato circa 1.800 persone.

L'esperienza "per molti di loro è stata molto traumatica", denuncia padre Paul Verryn. I profughi "hanno l'impressione di essere degli oggetti. "Alcuni di loro si sono paragonati a bottiglie di coca-cola che vengono spostate da una parte all'altra". Sensazione rafforzata dal trattamento riservato agli immigrati irregolari dalle autorità sudafricane, che li trasferiscono in campi di transito in condizioni deplorevoli. I cittadini dello Zimbabwe fuggono da un Paese piegato da una grave crisi economica, con un tasso di disoccupazione al 94%, e afflitto da violenze politiche. E il flusso di profughi non si è fermato neanche dopo la recente formazione di un governo di unità nazionale ad Harare, visto ancora solo come una speranza dopo anni di crisi. Anzi, l'epidemia di colera che ha colpito il Paese dallo scorso agosto, facendo oltre 4.000 morti, lo ha anche alimentato.
A peggiorare la situazione anche la recente chiusura del campo di accoglienza di Musina, alla frontiera tra Sudafrica e Zimbabwe, decisa per motivi igienici. Ma la conseguenza è che "la chiesa e i suoi dintorni sono ora completamente saturi", spiega alla France presse padre Verryn. Ora, l'associazione Avvocati per i diritti dell'uomo ha anche annunciato che intende presentare ricorso per ottenere la chiusura di un campo di detenzione per immigrati, situato sempre a Musina, dove ogni mese vengono condotte 15.000 persone. "Per gran parte dello scorso anno, non c'era neanche il bagno in questo campo (situato in una base militare) e manca ancora oggi, non ci sono abbastanza letti o prodotti alimentari per tutti i detenuti", denuncia il portavoce dell'associazione, Kaajal Ramjathan-Keogh. "Anche i bambini sono tenuti in queste condizioni prima di essere deportati nello Zimbabwe, dove c'è una catastrofe umanitaria. E poiché cercheranno di tornare, correranno nuovi rischi attraversando il fiume Limpopo" infestato di coccodrilli, aggiunge.
Questi profughi vogliono solo una vita normale, come dice Kennedy Mayerwa. "Tutto quello che chiedo, è di avere una casa, uno spazio per me dove potrei trovare un lavoro", confida lo zimbabwiano. Ma l'accoglienza riservata dai vicini della chiesa non suggerisce giorni migliori. Un piccolo centro commerciale è stato circondato da reti metalliche per "impedire agli zimbabwiani di avvicinarsi", mentre altri commercianti si lamentano della puzza di urina e della "sporcizia". Tutto sommato, nulla potrebbe convincere Onward a rimanere nello Zimbabwe: "E' impossibile condurre una vita normale. Non c'è nulla da mangiare, non c'è lavoro, anche se hai studiato.
Niente".