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Ogni anno in Italia arrivano 20mila clandestini con gli sbarchi

con questo articolo-saggio apriamo una nuova sezione del Blog Africa dedicata alle migrazioni. Eleonora Castagnone è una ricercatrice dell'Università di Milano e del Forum internazionale ed europeo di ricerche e sull'immigrazione (rb)

 

 di Eleonora Castagnone

 

Tra il 2004 e il primo semestre del 2008 le autorità italiane hanno registrato in totale l’arrivo di 89.366 persone sulle rotte marine, con una media di quasi 20.000 persone all’anno (Monzini, 2008).

Come rileva il ministero dell’Interno italiano, l’ingresso via mare “costituisce un canale di ingresso marginale, sotto il profilo delle dimensioni, e contribuisce in maniera modesta, e decrescente, allo stock di immigrati irregolari presenti in Italia” (Ministero dell’Interno, Rapporto sulla Criminalità in Italia. Analisi, Prevenzione, Contrasto, Roma, 18 giugno 2007). Secondo gli ultimi dati gli ingressi via mare rappresentano infatti circa il 13% degli stranieri irregolari presenti nel nostro paese. La quota maggiore (64%) è costituita da coloro che hanno fatto ingresso regolarmente in Italia e poi sono rimasti in condizione irregolare oltre il termine concesso dal visto (i cosiddetti overstayers). Mentre il restante 23% è formato da persone che hanno superato con la frode i controlli alle frontiere. Il fenomeno degli sbarchi di immigrati irregolari continua a occupare, tragicamente, le prime pagine dei giornali e a destare preoccupazione su vari fronti. Nonostante il forte allarme sociale, si registra il persistere di un’attenzione quasi esclusivamente mediatica e per lo più sensazionalistica verso questi viaggi e la mancanza di analisi approfondite che permettano di comprendere meglio le dinamiche che ne sono alla base.


I processi di chiusura delle frontiere: gli accordi bilaterali e multilaterali di gestione della migrazione

La crescita degli ingressi irregolari in Italia è strettamente connessa ai processi avviatisi alla fine degli anni ’90 di comunitarizzazione delle politiche di immigrazione e asilo in Europa. Questo fenomeno ha portato a una transnalizzazione delle politiche migratorie, con alcune conseguenze rilevanti in termini di esternalizzazione dei controlli ai paesi confinanti. La “fortezza Europa” si è così circondata progressivamente di una zona tampone affidando ai paesi di transito il controllo delle frontiere e dei flussi in uscita. A questo scopo si sono diffusi negli ultimi anni vari dispositivi di cooperazione bilaterale e multilaterale con i paesi di origine e di transito dei migranti, con l’obiettivo di stabilire accordi di controllo dei confini e di rimpatrio degli espulsi. La questione migratoria è diventata così per questi paesi terzi un vero e proprio strumento di politica estera nei confronti dell’Europa. Sul piatto delle negoziazioni delle politiche migratorie fanno poi da contrappeso interessi economici e strategici.

Chi sono i clandestini che sbarcano in Italia?

Gli arrivi via mare sono in maggioranza da Eritrea Nigeria e Ghana. Quella dell’Africa sub-sahariana risulta contenuta rispetto alle altre provenienze, né la rotta marittima è la principale via di ingresso per queste migrazioni. In Italia la forte crescita di sub-sahariani giunti per mare si è avuta a partire dal 2002, proprio in coincidenza dell’apertura della rotta libica. In quell’anno i flussi sono stati di 5.833 individui, in maggioranza composti da cittadini liberiani e sudanesi, con un aumento di oltre 5.000 persone in un anno. Negli ultimi 5 anni il livello di cittadini africani in arrivo è rimasto analogo, aggirandosi intorno alle 5.000 unità all’anno. In maggioranza sono arrivi dal Corno d’Africa, e in parte dall’Africa Occidentale. I principali paesi di arrivo attualmente sono l’Eritrea,

la Nigeria

e il Ghana. Anche la presenza maghrebina, composta soprattutto da egiziani e marocchini, inizialmente marginale, oggi risulta più rilevante (nel triennio 2001-2003 era quasi inesistente – rispettivamente 92, 262 e 102 sbarcati-, è arrivata a più di 10.000 nel 2005, per essere poi dimezzata, ma sempre importante, nel 2006, con 4.200 individui) (Monzini, 2008).

Un passo a ritroso: il transito

Per comprendere le evoluzioni delle traiettorie migratorie verso l’Europa, è tuttavia necessario fare un passo indietro e capire cosa accade fra la partenza dal paese di origine e lo sbarco nelle spiagge del sud Europa. In mezzo c’è il transito, la componente terrestre di una migrazione che procede per tappe. La rotta viene riaggiustata in cammino, nel corso del viaggio. A ogni tappa si ricevono informazioni sulla direzione da seguire, adattando così in itinere il tragitto, in base alle condizioni politiche e di controllo in vigore sul percorso, in ogni determinato momento.

Lo spostamento geografico dei controlli rimodella così le rotte dei flussi migratori informali. Il rafforzamento delle misure di sicurezza rende le modalità di viaggio, sempre più complesse e perigliose. Lungo il percorso diversi migranti restano intrappolati nei paesi di transito, impossibilitati a proseguire. Molti vengono impiegati nel mercato locale, spesso finendo in circuiti di sfruttamento, in attesa di accumulare la somma necessaria alla traversata). Altri finiscono reclusi nei campi di detenzione. Gravi sono le preoccupazioni circa le condizioni di permanenza di questi soggetti nei paesi di transito. Varie istituzioni (fra le quali Human Right Watch) hanno denunciato la violazione dei diritti umani in questi contesti. Senza dimenticare che secondo l’Alto Commissario per i Rifugiati la presenza in questi circuiti di rifugiati e richiedenti asilo raggiunge il 35%.

Le conseguenze delle politiche restrittive europee: il gatto che si morde la coda

Diverse considerazioni emergono dall’interazione fra dinamiche politiche, da un lato, e flussi migratori, dall’altro. La riformulazione continua delle strategie politiche e di controllo si contestualizza in un campo d’azione essenzialmente geografico, senza rimettere in discussione la sua logica di base. D’altro canto, la grande capacità dei flussi migratori di adattarsi e riprogrammarsi continuamente in base all’evoluzione dei sistemi politici e di controllo, sottolinea il carattere effimero e la scarsa efficacia delle politiche securitarie di immigrazione, orientate a breve termine e eccessivamente concentrate sulle componenti repressive e di controllo.

Si cade così nel paradosso: l’inefficacia delle misure di controllo dei flussi migratori attuali, assai fluidi e mutevoli, fornisce giustificazioni razionali per impiantare o estendere ulteriormente la delegazione della gestione migratoria ai paesi terzi. Il rafforzamento del controllo dei flussi provoca a sua volta reazioni di diversificazione e complessizzazione delle logiche e delle strategie migratorie che rendono "necessarie" ulteriore mobilitazione securitaria.

Per superare l’impasse è necessario un profondo ripensamento delle logiche che sono alla base delle attuali politiche migratorie nei paesi europei.

Approfondimenti:

Carte LIMES sulle rotte migratorie Africa-Europa

La mappa delle rotte elaborata da Hein de Haas (IMI): MWINDA

Rapporto FRONTEX

Dossier: le rotte dall’Africa all’UE: dossier MWINDA

Sito di Fortress Europe

Sito del progetto Transit Migration

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  • ercole |

    e 1 anno che cerco di far arrivare una ragazza 34 anni dal cameroun o tutti i più buoni requisiti , lavoro casa, vivo solo e vorrei riavere una famiglia . non sono ancora arrivato a nulla . alei i permessi non se ne parla . fanno bene quelle povere persone , ad entrare in italia clandestini !!

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