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Sudan, uccisero giornalista: nove impiccati

Nove uomini della tribù Fur, una delle principali del Darfur, che nel 2006 uccisero il direttore di un giornale che aveva scritto articoli ritenuti ostili al loro gruppo etnico, sono stati impiccati ieri pomeriggio nel carcere di Kober, a Khartoum.

I nove, più un altro uomo che era stato poi scagionato e rimesso in libertà, furono accusati dell'omicidio di Mohamed Taha Mohamed Ahmed, direttore del quotidiano Al Wifaq, ritenuto vicino al movimento dei Fratelli Musulmani. Infuriati per gli articoli del giornalista, lo avevano rapito e quindi decapitato.
Le indagini portarono alla loro identificazione e alla condanna alla pena capitale nel 2007.
Nel Darfur – stato federale del Sudan che prende il nome proprio dalla tribù cui appartenevano i nove giustiziati (Darfur, in arabo significa Casa dei Fur) – è in corso dal febbraio 2003 una guerra civile che vede protagonisti elementi di varie tribù locali contro i quali sono schierati l'esercito sudanese, appoggiato dall'aviazione, e milizie filogovernative.
Secondo bilanci delle organizzazioni internazionali, nel conflitto sarebbero stati uccisi da 200 a 300.000 abitanti della regione e quasi 3 milioni sarebbero i profughi, gli sfollati e i senzatetto. Più volte le agenzie umanitarie hanno denunciato che è in corso nel Darfur una crisi umanitaria senza precedenti, mentre reparti misti di forze Onu e dell'Unione Africana – la forza Unamid – non riescono a contenere le violenze che continuano in vari centri dello stato.