Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Sudafrica al voto. Trionfo annunciato per l’Anc di Zuma (con il sostegno di Mandela)

 Dopodomani il Sudafrica vota per la quarta volta (la prima fu nel 1994) da quando è divenuto un Paese libero e democratico, rompendo il giogo segregazionista. Ed è già trionfo annunciato per l'African National Congress (Anc), il partito della stragrande maggioranza dei cittadini.


Un trionfo certo quanto carico di incognite. Il Paese, certamente il colosso politico ed economico dell'Africa, attraversa infatti una fase molto delicata. La povertà è sempre più diffusa, le masse dei diseredati crescono. Si calcola che oltre il 40 per cento della popolazione sia disoccupata, e debba sopravvivere con l'equivalente di due dollari Usa al giorno. Almeno il 13%, poi, è sieropositiva.
Ciò in un contesto di forte crescita macroeconomica, e tra ricchezze naturali enormi. Forte scontento, dunque, da cui non a caso è emerso come presidente della Repubblica (che non è eletto dal popolo, sarà 'incoronatò dal Parlamento) Jacob Zuma, fiero zulu che ha appena compiuto 67 anni. È molto popolare (è stato, tra l'altro, un grande eroe della lotta di liberazione) e con enorme seguito, ma ha anche un taglio fortemente populista, delle cui potenziali derive alcuni ambienti finanziari internazionali sono molto timorose.
Se, notano gli analisti, essi rivedessero i loro impegni in Sudafrica, i tentativi di necessario riequilibrio sociale potrebbero scatenare contraccolpi molto pericolosi. Anche se Zuma ha tenuto a rassicurare il mondo della finanza oltre che con l'impegno a non cambiare strategia economica, tenendo al suo posto il ministro dell'economia Manuel Trevor, artefice del boom macoroeconomico sudafricano, e nel quale i mercati hanno piena fiducia. Che ha già dichiarato che intende continuare a svolgere il suo incarico dopo le elezioni.
Trionfo certo, dunque per l'Anc, seppur tra timori. E del quale andrà anche valutata la portata. Nelle scorse elezioni, quelle del 2004, sfiorò il 70 per cento, ora è dato intorno al 65. Se scendesse in maniera significativa sotto tale soglia (per non parlare dell'ipotesi che appare poco realistica, ma è temuta, di attestarsi appena sopra al 60%) si tratterebbe di una sconfitta politica grave per la leadership di Zuma, da sempre uomo della sinistra dell'Anc (partito comunista e sindacati ne sono i principali sostenitori), oltre che idolo dei diseredati.
E c'è una nuova variabile in queste elezioni. Si chiama Congresso del Popolo (Cope), nato a fine anno da una costola dell'Anc. Dopo che il nuovo corso non solo aveva sconfitto il presidente in carica Thabo Mbeki (tra lui e Zuma assoluta inconciliabilità politica e caratteriale) nel congresso del dicembre 2007, ma lo aveva anche umiliato sfiduciandolo e costringendolo alle dimissioni da capo dello Stato nel settembre scorso. Il suo posto è stato assunto ad interim da Kgalema Motlante, 59 anni, uomo di Zuma, considerato moderato e grande negoziatore: probabilmente sarà il prossimo vicepresidente del Sudafrica.
Ma l'umiliazione di Mbeki ha scatenato la scissione, anche se l'ex presidente ha affermato di non avervi nulla a che fare. È nato così il Cope, che -seppur con pochi mesi di vita- potrebbe mettere insieme un buon 7-8% di voti. Mentre è data in crescita l'Alleanza Democratica, nata dalle ceneri del Democratic Party, storico movimento dei bianchi liberal fin dai tempi del segregazionismo. Lo hanno raggiunto molti neri scontenti: nel 2004 ottenne oltre il 12 per cento.
Clima difficile, dunque, anche se ieri a sorpresa il Padre della patria, Nelson Mandela, 90 anni, è comparso all'ultima gigantesca manifestazione pubblica dell'Anc a Johannesburg; mentre nessuno ha visto Mbeki, né ieri, né prima.