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Pirati, conferenza internazionale a Bruxelles per la Somalia

L'Onu, l'Unione europea e l'Unione africana invitano a sostenere il governo somalo nella sua azione per riportare stabilità nel Paese del Corno D'Africa, anche al fine di contrastare la pirateria nel Golfo di Aden, definito solo un "sintomo" della crisi in cui versa la Somalia dal 1991.

"La pirateria è un sintomo dello stato di anarchia e di insicurezza presente sul terreno", ha detto il Segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, aprendo i lavori a Bruxelles della conferenza dei donatori per la Somalia. "Affrontare questo problema significa mettere a punto una strategia globale che risolva la questione centrale dell'assenza dello stato di diritto in Somalia". Il Paese ha oggi la "migliore opportunità da una generazione a questa parte di porre fine alle sue sofferenze e di avere un futuro migliore", ha aggiunto. Per cogliere tale opportunità occorre che i donatori aiutino "la nuova leadership ad assumersi la responsabilità prioritaria di ogni governo: garantire la sicurezza dei suoi cittadini".
Stando ai calcoli della Commissione europea, la Somalia ha bisogno di almeno 160 milioni di euro per i prossimi 12 mesi per rafforzare la missione di pace africana già presente nel Paese (Amisom) e per creare un corpo di polizia di 10.000 uomini e forze di sicurezza nazionali di altre 6.000 unità. Allo stesso tempo, ha sottolineato Ban, "il governo deve creare un meccanismo che garantisca il carattere inclusivo di queste forze, la protezione dei civili e il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto".
Anche il Presidente della Commissione Ue, Jose Manuel Barroso, ha sottolineato la necessità di un approccio alla crisi somala che non si limiti ad affrontare la questione della pirateria. "Se trattiamo solo i sintomi, quale la pirateria in mare, e non le cause profonde, quali il crollo dello Stato e la povertà, falliremo", ha detto Barroso, che ha confermato uno stanziamento di 60 milioni di euro a favore di Mogadiscio. I pirati attivi lungo la costa somala hanno sequestrato negli ultimi due anni decine di navi mercantili con i loro equipaggi. Solo nel 2008 avrebbero ottenuto circa 80 milioni di dollari di riscatto. Oggi, sono circa le 30 navi ancora in mano ai predoni, con quasi 300 marinai a bordo, tra cui 10 italiani della 'Buccaneer'.
"Il ripristino della sicurezza e della pace in Somalia è la base per qualsiasi soluzione al problema della pirateria e auspichiamo l'aiuto della comunità internazionale per rafforzare il servizio di guardia costiera", ha rimarcato da parte sua il Presidente somalo Sharif Ahmed. "Chiediamo alla comunità internazionale di non accontentarsi di soluzioni parziali – ha continuato – quanti commettono queste azioni partono dalla terraferma e dobbiamo iniziare a risolvere il problema sulla terraferma".
"Gli atti di pirateria portano in mare le azioni criminali che vengono commesse sulla terraferma – ha ribadito anche il Presidente della Commissione dell'Unione africana, Jean Ping – questa situazione di anarchia è stata sfruttata da quanti si oppongono alla pace, per lanciare una guerra economica".
Il sostegno alle forze di sicurezza non "deve però avere costi sul fronte dell'assistenza umanitaria", ha ammonito il Segretario generale dell'Onu, ricordando che "quasi metà della popolazione somala si trova oggi in una situazione di emergenza umanitaria o di crisi alimentare". Anche l'ong Oxfam ha invitato i donatori a concentrare la propria attenzione sulla crisi umanitaria in atto nel Paese del Corno d'Africa, e non sulla pirateria, per garantire l'accesso all'acqua potabile, far fronte alla carenza di generi alimentari e per contrastare le violazioni dei diritti umani.