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Darfur, a proposito di Gino Strada che difende Bashir

Riceviamo da un nostro lettore questo commento a margine di un articolo pubblicato dal Corriere della Sera che volentieri pubblichiamo (rb)

Vorrei chiedere al dottor Gino Strada di evitare di approfittare del suo strapotere mediatico per spargere delle opinioni politiche/etiche dubbie. So che sto infrangendo un tabù politico; del San Sebastiano d’Afganistan/Africa non si deve mai pensare/parlare male. Bisogna sempre subire e credere alle sue verità assolute – anche quando sembrano delle veline dal minculpop sudanese (vedi articolo sotto). Che peccato/crimine da espiare mi obbliga a tollerare e a tacere di fronte agli spropositi di questa Regina d’Africa?

Nessun dottore mi prescrive il silenzio di fronte ai pronunciamenti politici che fa questa persona. Non ho paura di sparare contro la croce rossa. E mi chiedo: chi lo ha nominato il portavoce degli “Africani” e altri diseredati? Chi lo ha nominato il portavoce della sinistra terzomondista? Io di sicuro no. Avrei potuto scrivere una petizione e raccogliere delle firme contro i pronunciamenti come quelli del Corriere ma so che pochi di voi avrebbero il coraggio di esprimersi contro il vitello d’oro. Per pigrizia politica? Non credo. Per conformismo? Neanche. Di sicuro perché a lui è stato delegato il ruolo di salvatore dei diseredati.  Io non sono Mosè ma ho ancora un filo di voce per gridare al vitello d’oro: “Mi hai scassato…”. Non ci vuole coraggio – solo decenza.

Francis Bissong

L'articolo del Corriere della Sera:
Gino Strada difende Bashir: «Una manovra politica contro gli africani»

NAIROBI — Gino Strada, il fondatore e animatore di Emergency che a Khartoum ha realizzato un ospedale cardiologico modello (unico nel Continente se si esclude il Sudafrica) non ha dubbi: «Il mandato di cattura emesso dal tribunale internazionale contro il presidente Omar al Bashir è grottesco. Come fa un istituto come la Corte che non è riconosciuto dal Sudan ad emettere un provvedimento contro un cittadino sudanese e per di più presidente?». «E’ vero che è stato il Consiglio di Sicurezza ad affidare alla Corte Penale Internazionale il compito di indagare sulle violenze in Darfur, ma non riesco a comprendere come il massimo organismo dell’Onu possa investire di un compito così delicato un istituto che non è riconosciuto da tutti i Paesi — continua Gino Strada —. La credibilità del Tribunale de l’Aja è così minata per sempre. Inoltre sembra ci sia un accanimento sugli africani. Perché nessuno indaga George W. Bush, per le violenze in Iraq, o Ehud Olmert, per i massacri dei civili a Gaza, o Vladimir Putin, per i crimini di guerra commessi in Cecenia? Non andrebbero quanto meno investigati per le atrocità commesse dalle loro truppe? La corte sembra essere manovrata, indirizzata verso coloro che non sono ortodossi. Insomma sembra quasi che le sue decisioni siano prese in base a un’agenda politica e con profondi pregiudizi».

Il Sudan ha espulso 13 organizzazioni non governative accusate di aver collaborato con gli investigatori del tribunale. Nessuna di esse è italiana. Per altro il nostro governo ha evitato di assumere una precisa posizione a riguardo del mandato di cattura per crimini di guerra e contro l’umanità e questo ha garantito sia al business italiano in Sudan (che è parecchio) che alle organizzazioni non governative, di continuare a operare senza problemi. Emergency sta per aprire un ospedale a Nyala, capoluogo del Darfur Meridionale. «Un centro pediatrico nel quale ovviamente non cureremo solo le malattie, ma daremo anche assistenza nutrizionale. Le cose, come si può immaginare sono strettamente collegate», spiega Strada. I lavori per la costruzione cominceranno tra un mese e tra sei mesi l’unità sarà operativa e funzionante. I medici arriveranno da un centro analogo inaugurato recentemente a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana.

Il Centro Cardiologico «gioiello» di Emergency a Khartoum farebbe invidia a parecchi ospedali italiani. I pazienti sono arrivati da 15 Paesi diversi, non solo africani anche mediorientali. «Sono venuti ragazzini anche dal Ciad, un Paese in guerra con il Sudan che ha concorso per le spese. Le cure da noi sono gratuite. Facciamo almeno 4 operazioni a cuore aperto al giorno». La crisi economica ha colpito anche Emergency, organizzazione che si vanta di non avere finanziamenti pubblici per evitare condizionamenti di alcun tipo: «L’indipendenza si paga — sostiene Strada — e siccome i soldi in tasca scarseggiano, abbiamo una contrazione degli introiti. Speriamo però che il flusso ricominci a breve». Massimo Alberizzi