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Guinea, giunta militare richiama 30 ambasciatori

La giunta al potere in Guinea ha richiamato gli ambasciatori accreditati in 30 Paesi, ordinando loro di lasciare le sedi diplomatiche in città come Wasghinton e Pechino. Nel decreto presidenziale diffuso dai mezzi di informazione nazionali non vengono precisati i motivi di tale decisione, adottata dalla giunta cinque mesi dopo il suo insediamento all'indomani della morte del Presidente Lansana Conte.

Il decreto riguarda le ambasciate delle principali capitali del mondo, tra cui Parigi, Londra, Roma, Mosca, Cairo, Pretoria, Tokyo, Teheran, Brasilia e Tripoli così come le sedi presso l'Unione europea, l'Unione africana e le Nazioni Unite.
Il capitano Moussa Dadis Camara ha assunto la guida del Paese il 23 dicembre scorso con un golpe incruento, dopo la morte di Conte. Camara ha sospeso la costituzione, ha avviato una campagna contro la corruzione e ha pubblicamente messo sotto accusa gli ufficiali dell'ex regime accusati di traffico di droga e ruberie.
La Guinea possiede oltre un terzo delle riserve mondiali di bauxite, di cui è primo esportatore e secondo produttore mondiale, dopo l'Australia. Il suo sottosuolo è ricco anche di oro, diamanti, ferro, nichel, e nel 2007 sono state scoperte anche riserve di uranio. Tuttavia, nonostante queste ricchezze, il Paese risulta 160esimo su 177 nell'Indice di sviluppo umano dell'Onu. Nel 2006, il Paese è stato indicato da Transparency International come il più corrotto del continente africano.