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Eni, Scaroni: siamo la prima major petrolifera in Africa

«Siamo i primi produttori in Africa con una quota di mercato di circa 1 milione di barili di petrolio al giorno». Intervistato da 'Jeaune Afrique', l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, traccia le strategie del gruppo nel continente africano. «Siamo il primo produttore straniero in Egitto, Libia, Algeria e Tunisia – spiega il top manager -. Siamo ugualmente presenti anche in Nigeria, Angola, Congo-Brazzaville, Gabon e Marocco».

Circa l'andamento del prezzo del petrolio, l'ad sottolinea che «a differenza di ciò che pensiamo il prezzo del barile non è così basso. Nel 1999, il prezzo è stato di 9 dollari al barile. Ora è cinque volte più alto. L'alluminio ha seguito la stessa progressione, l'acciaio è del 20% più costoso che all'epoca, il rame due volte di più. Dobbiamo distinguere gli effetti dalla realtà dei numeri. Circa il 90% dei progetti petroliferi nel mondo hanno un costo di estrazione pari o inferiore a 15 dollari. Il problema è più sul margine che i paesi e le compagnie desiderano realizzare». «Nel giugno 2008 – sottolinea – dopo un anno di negoziati, abbiamo firmato con la Libyan National Oil Corporation un accordo che proroga il nostro diritto di sfruttamento del petrolio e del gas fino al 2047 dando il via a numerosi progetti di valorizzazione del gas e di esplorazione per 28 miliardi di dollari. Investiremo 10 miliardi nella costruzione del primo complesso di produzione di Gnl nei prossimi cinque anni. I nostri rapporti con il Presidente Gheddafi sono buoni».
«Siamo interessati nell'onshore – prosegue Scaroni – di cui il miglior esempio è il giacimento di M'Boundi, in Congo, che arriverà a produrre 60.000 b/g. Il nostro programma per gli investimenti 2008-2011 è pari a 3 miliardi di dollari per una produzione stimata di 150.000 b/g. Esso prevede la costruzione di una centrale a gas di 450 megawatt per un costo complessivo di 400 milioni di dollari. Questo consentirà di evitare il flairing (combustione) e di fornire energia elettrica, in particolare, di sfruttare le sabbie bituminose del Tchikatanga e di Makola». Per quanto riguarda l'Angola, evidenzia l'ad, «la nostra produzione dovrebbe passare da 126.000 b/g nel 2008 a 150.000 nel 2010. Noi abbiamo promesso di costruire una centrale elettrica che sarà operativa nel 2011 e di sviluppare la produzione di biocarburanti nel Nord».
Ma l'impegno di Eni in Africa va anche nella direzione di aiutare i Paesi a crescere : «Crediamo che non si possa lavorare in Africa senza aiutare i governi nella loro politica di approvvigionamento energetico – spiega Scaroni -. Abbiamo costruito un grande impianto elettrico di 480 megawatt a partire dal gas in Nigeria. Il presidente Yar'Adua mi ha ribadito di aver apprezzato questa collaborazione. Questo facilita le nostre relazioni sugli altri progetti petroliferi. Gli ho anche promesso di investire al più presto 500 milioni di dollari in un secondo stabilimento della stessa capacità». Per quanto riguarda il Trans-Saharan Gas Pipeline (TSGP), «che collegherà la Nigeria all'Europa attraverso il Niger e Algeria, il progetto è guidato da Sonatrach e dalla Nigerian National Petroleum Corporation . Ci interessa in quanto le nostre unità hanno la tecnologia di trasporto ad alta pressione necessaria per lo sviluppo di questa pipeline. Stiamo attualmente trattando con il ministro algerino Khelil e il Presidente nigeriano, Yar'Adua, le modalità della nostra partecipazione». In conclusione, secondo Scaroni «i paesi africani non vanno verso una nazionalizzazione, ma tendono ad aprirsi sempre più verso partneriati stranieri».

  • francesco zaffuto |

    Questa bella soddisfazione di Scaroni dovrebbe far riflettere Maroni e La Russa quando sono pronti alle azioni di respingimento dei rifugiati disperati. Se come dice Scraoni, “i paesi africani non vanno verso una nazionalizzazione, ma tendono ad aprirsi sempre più verso partneriati stranieri”; allora noi non possiamo solo prendere. Occorre dare, e non in termini di carità all’Africa, ma in termini di formazione tecnica per le nuove generazioni di africani che debbono essere in grado di costruire autonomamente il loro futuro sviluppo.
    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com/

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