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Somalia, violenti scontri a Mogadiscio. Ucciso giornalista

E' di sei morti – due civili, un giornalista somalo e tre soldati – l'ultimo bilancio dei combattimenti in corso da questa mattina a Mogadiscio, innescati dall'offensiva lanciata dal governo per riconquistare alcune zone della capitale controllate dai ribelli islamici. Le forze governative hanno attaccato i miliziani nei quartieri di Tarbunka, Bakara e Howlwadag e gli scontri sono ancora in corso.
L'Unione nazionale dei giornalisti somali ha condannato la morte del giornalista. "Rientrava alla radio quando colpi di arma da fuoco lo hanno hanno raggiunto al petto.

 

Il suo corpo è rimasto in strada per 45 minuti, con le milizie che sparavano e nessuno che poteva recuperare il suo corpo", ha protestato l'associazione in un comunicato. Altri testimoni hanno riferito di aver visto i corpi di tre soldati in una strada della capitale. "Le forze governative si sono ritirate dalla zona e posso vedere i corpi dei soldati nella mia strada", ha detto un testimone, Faisal Hashi. Un giornalista della France presse ha invece visto i corpi senza vita di due civili. Atri otto civili sono rimasti feriti.
"Si tratta di un'offensiva importante – ha detto alla France presse il portavoce dell'esercito, Farhan Mahdi Mohamed – il governo vuole sbarazzarsi dei ribelli e i combattimenti continueranno fino a quando non sarà stato raggiunto questo obiettivo". Un portavoce dei miliziani al Shabab (giovani, ndr), Ali Mohamoud Rage, ha detto: "I nemici di Allah hanno attaccato questa mattina le nostre postazioni e al momento i nostri combattenti si stanno difendendo".
Il 7 maggio scorso i miliziani Shabab e i guerriglieri del gruppo Hizb al Islam, guidato dall'ex leader delle Corti islamiche Hassan Dahir Aweys, hanno lanciato una dura offensiva contro il governo somalo per rovesciare il Presidente Sharif Ahmed, islamico moderato eletto a gennaio. Gli scontri hanno causato finora più di 100 morti, soprattutto civili, e hanno costretto alla fuga circa 46.000 persone.