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Sudan, approvata la legge sulla stampa

Le ultime dal Sudan dalla newsletter Sudan, una pace da costruire (rb).

Il parlamento di Khartoum l'8 giugno ha approvato all'unanimità una versione emendata del disegno di legge sull'informazione al centro nei mesi scorsi di proteste e manifestazioni da parte degli operatori dell'informazione. La nuova legge – che nella versione originaria contemplava sanzioni fino a 50.000 pound (circa 18.000 euro) per i giornali responsabili di infrazioni e la possibilità di chiusura immediata delle redazioni da parte del Consiglio superiore per la stampa – prevede pene più blande per i giornalisti e direttori di testata e un potere più limitato per il Consiglio.

Un ulteriore emendamento sulla «censura preventiva per motivi di sicurezza nazionale» sarebbe allo studio.

Nonostante queste parziali revisioni, le associazioni dei giornalisti hanno subito espresso forte critiche. Tra le più nette vi sono quelle di un network arabo per i diritti umani (The Arabic Network for Human Rights Information, Anhri) che ha definito la nuova legge sull'informazione «un duro colpo contro la libertà di stampa», aggiungendo che essa apre la strada a un «inasprimento della censura». In particolare si nota come sei dei 21 membri del consiglio che potrà decidere censure saranno nominati direttamente dal presidente.

La legge sulla stampa era molto attesa in vista delle elezioni politiche generali in programma nel febbraio 2010; finora la stampa sudanese è stata regolarmente censurata, così come i giornalisti sono spesso controllati e tenuti sotto pressione dai servizi di sicurezza. [vedi Newsletter 27 del 1 marzo 2009]. L'organizzazione di monitoraggio dei diritti umani Human Rights Watch e numerosi esponenti della società civile sudanese avevano commentato in modo assai negativo la proposta di legge durante la discussione iniziata in Parlamento l'ultima settimana di aprile. [vedi Newsletter 32 del 1 maggio 2009]

 

Sudan, 2 / Nuove condanne a morte per appartenenti allo Jem

Il 9 giugno un tribunale ha condannato a morti 12 ribelli del Movimento per la Giustizia e l'uguaglianza (Jem, uno dei principali gruppi ribelli attivi in Darfur), ritenuti responsabili dell'attacco contro Omdurman, città gemella di Khartoum sull'altra sponda del Nilo, avvenuto il 10 maggio 2008, che provocò oltre 200 morti. La nuova condanna porta a 103 il numero dei ribelli condannati a morte per impiccagione. Per essere applicate, le sentenze dovranno essere confermate in appello e quindi in un terzo grado di giudizio e poi firmate dal presidente Omar Hassan al Beshir.

Pochi giorni prima, in una lettera resa pubblica il 3 giugno, lo Jem aveva accusato il governo di Khartoum di torturare i prigionieri. La lettera è firmata dagli stessi prigionieri, rinchiusi nel carcere di Kober, che sono riusciti a farla arrivare all'esterno. Nella lettera si denuncia anche che 15 membri dello Jem sarebbero stati fucilati l'11 maggio.

 

Sud Sudan, 1 / Decine di morti in vari scontri etnici

Il 14 giugno, nello stato dell'Upper Nile, un convoglio di 27 chiatte che trasportava aiuti alimentari del Wfp lungo il Nilo è stato attaccato da uomini armati vicino al villaggio di Nyariem. Il convoglio era scortato da soldati dell'Spla che hanno risposto al fuoco. Nella sparatoria sono morte 40  persone e altre 41 sarebbero rimaste ferite, secondo quanto hanno dichiarato le autorità locali. Il cibo era destinato a circa 18mila sfollati.

Nella prima metà di giugno nello stato del Bahr el Gazal in Sud Sudan almeno 22 persone sono morte in scontri avvenuti tra gruppi jur (che vivono nella contea di Wulu) e gruppi dinka agar (Rumbek est). In seguito agli scontri la strada di accesso a Rumbek è diventata estremamente pericolosa e alcuni veicoli, anche di operatori umanitari, sono stati fermati e rubati.

Il 3 giugno, nello stato di Jonglei, 14 persone sono rimaste uccise e 7 ferite  nella contea di Akobo, in un conflitto tra gruppi murle e gruppi luo nuer per questioni di bestiame. Da mesi si susseguono gli scontri tra i due gruppi, in una spirale di violenza che pare non avere fine.

Più in generale in tutto il Sud Sudan il problema degli scontri tra diversi gruppi etnici sta diventando sempre più grave e sempre più diffuso; esso si è trasformato in uno dei più gravi fattori di minaccia di una già fragile pace.

 

Sud Sudan, 2 / Rimpasto di governo

All'inizio di giugno il presidente del Sud Sudan (e primo vicepresidente del Sudan), Salva Kiir Mayardit, ha effettuato un rimpasto di governo che ha interessato una decina di ministri. Segnaliamo in particolare David Deng Athorbei, che è il nuovo ministero delle Finanze e della Pianificazione economica, al posto di Kuol Athian Mawien, che esce definitivamente dal governo.