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Africa, yes you can

Barack Obama non  e’ solo il presidente americano. Il primo di colore. Per l’Africa e per gli africani Obama e’ un simbolo. Un‘icona. Per la sua figura di leader positivo e vincente, democratico, aperto e soprattutto nero. Il suo viaggio in Ghana, nel Paese che negli ultimi mesi piu’ di tutti ha rappresentato il primato della democrazia in Africa, almeno nelle forme, sulle lotte intestine e le corruttele dei leader al potere in tanti paesi, e’ importante per questo motivo. E’ importante per l’Africa e gli africani. Piu’ che per la ormai debole politica estera americana che non riesce ormai ne’ a vincere e ne' tantomeno a convincere neanche i Paesi africani. Oggetto degli appetiti neocoloniali delle nuove potenze asiatiche e arabe. Senza lasciare segno, i suoi predecessori, George W. Bush e Bill Clinton hanno effettuato due viaggi in Africa durante i rispettivi due mandati, toccando ognuno dieci paesi. Ma non importa se l’influenza americana mostra il passo nel continente: lo stesso Obama ha detto che l'America non vuole imporre modelli di sviluppo ne’ di potere (al Dipartimento di stato e al Pentagono ricordano ancora la bocciatura dei fedeli alleati Kenya e Nigeria al progetto Africomm, il progetto di creare la sede del comando militare unificato americano per la lotta al terrorismo in Africa durante l’era di George W. Bush: il comando e’ operativo da poco piu’ di un anno ma in Germania). Quel che importa, e che restera’, sono le parole lanciate agli africani. Molti dei quali sono senza futuro, nonostante la formazione culturale e l'eta', per la mancanza di un lavoro e di un reddito certo, in situazioni economiche piu' che precarie. Potete farcela da soli. Il messaggio e' chiaro. Sbarazzatevi pero’ della corruzione e dei poteri antidemocratici (sostenuti spesso dalle imprese occidentali assetate di materie prime e di appalti). "Il futuro dell'Africa dipende dagli africani". Queste parole dette da un afroamericano che e’ riuscito a diventare il primo presidente nero degli Usa - nonostante l'inevitabile effluvio di retorica - fanno sperare davvero in un avvenire migliore per un continente ricchissimo (anche se impoverito) che non puo' che crescere.

  • francesco zaffuto |

    Secondo i dati di un rapporto della Bank of England “Financial Stability Review “ gli stanziamenti di USA, paesi dell’area euro e Gran Bretagna, per fronteggiare la crisi sono stati 14.800 miliardi di dollari. Il G8 per gli aiuti in Africa ha stanziato 20 miliardi di dollari (solo lo 0,14%, per chi è in procinto di morire di fame, ed in tre anni). Non si capisce neanche bene se trattasi di somme nuove o di somme che includono aiuti già promessi.
    Obama, durante il recente viaggio in Africa, ha indicato agli africani di liberarsi dalla politica corrotta, molto giusto; ma molti leader africani non fanno altro che imitare i comportamenti di americani ed europei: il godimento, il grande lusso, la gratificazione del potere, l’indifferenza per chi è debole e sfortunato.
    Obama per tanti africani è la figura mitica del riscatto della negritudine, può mettere in moto dei sogni ma i sogni dovranno essere accompagnati da alcune realizzazioni; se non saranno accompagnati da qualche realizzazione possono portare a nuovi deserti depressivi.
    La crisi mondiale si può superare mettendo in moto il continente Africano. Molto possono fare gli Usa ma molto deve fare l’Europa, con stanziamenti ed idee che superino la carità. E’ soprattutto l’Europa, per la sua vicinanza al continente africano, che è direttamente interessata dallo sviluppo dell’Africa: una grande potenzialità umana che potrà diventare un grande mercato capace di spingere la vecchia Europa.
    L’Europa al posto di scacciare i rifugiati, dovrebbe fare un piano ordinato di accoglienza, un patto di formazione lavoro per qualche anno e un piano di ritorno in Africa dopo avere imparato un mestiere. Chi dall’Africa arriva in Europa invece o viene scacciato o viene inserito in attività di lavoro che non hanno alcun carattere di formazione o viene utilizzato per le sue caratteristiche fisiche per fare il guardiano e il buttafuori.
    In Africa pare che ci siano sostanzialmente due problemi: l’urgenza e il futuro. L’urgenza per le persone che in questo momento periscono per fame va affrontata sul piano internazionale con immediatezza e non con piani triennali. Il futuro va affrontato rendendo autonome le nuove generazioni di africani e investendo soprattutto in formazione. Rendere autonoma l’Africa e gli africani significa investire in cultura umanistica e tecnologica per le nuove generazioni di africani. Imparare tecnologie per l’uso delle acque e diventare dei buoni agricoltori è la strada maestra per liberarsi in futuro dalla fame e anche dalla stessa carità.
    francesco zaffuto http://www.lacrisi2009.com

  • silvio |

    Ci voleva un mezzo africano, che poi di africano anche in
    cultura non ha praticamente nulla, per dire la verità all’africa senza venir tacciato di razzismo od offese in genere. La stessa cosa che per gli ebrei. Solo quelli in
    teoria al disopra di ogni sospetto hanno il diritto di dire
    su di loro, anche se dicono la ‘verità’. E’ uno dei limiti
    impostici dall’ipocrisia dominante. L’invito di Obama contro
    la corruzione, a rimboccarsi le maniche, a trovare la spinta
    per intraprendere, è quanto pensiamo tutti da tempo. Negli
    ultimi 50anni, mezzo secolo, le somme date all’africa e da
    questa sprecate sono state enormi. Gli africani non hanno
    idea della democrazia e preferiscono andare a cercarsela
    dove già c’è, ma senza collaborare e solo sopravvivendo. Da
    noi gli africani che lavorano in fabbrica, nell’edilizia o
    nel commercio ‘vero’ sono rari come le mosche. Solo tappetini
    e cianfrusaglie. Non è questa l’africa che vogliamo, l’africa
    per la quale paghiamo o che vogliamo si riversi in casa nostra.

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