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Inter campus. A settembre il mondiale di calcio di palla in strada

Un mondiale di calcio tutto particolare quello che si giocherà in Italia a settembre. Le squadre sono tutte fatte da atleti provenienti da ogni parte del mondo e tutti coinvolti dall'Inter Campus. A questo mondiale partecipa anche una squadra dell'Angola, composta da 14 bambini e 3 adulti. I ragazzi provengono dai quartieri poveri della città come la Lixeira che in portoghese vuol dire discarica, o da Roque Santeiro che è il mercato nero più grande dell'Africa. Alcuni di loro sono ragazzi di strada. Gli Inter campus, tuttavia, non hanno nulla a che fare con il reclutamento di talenti calcistici. Lo scopo è esclusivamente educativo e sportivo.

Massimo Seregni, responsabile di Inter Campus, in questi giorni è proprio a Luanda dove sta lavorando con la squadra di bambini del centro sportivo Don Bosco, partner locale dell'iniziativa. «Questa realtà è nata 12 anni fa», ha detto ad Agiafro Seregni, «è ormai siamo presenti in 20 Paesi in tutto il mondo. In Africa, oltre che in Angola, operiamo in Camerun, Uganda e Marocco. Quest'anno, in occasione del centenario dell'Inter, abbiamo deciso di radunare tutte queste realtà per una festa che faremo in settembre in Italia, in Toscana. È stato chiamato campionato del Mondo, ma l'aspetto sportivo è minore. L'intento è quello di far incontrare tutti questi ragazzi, farli conoscere e poi regalargli anche momenti di svago. Ci sono già molti artisti 'interistì che vogliono partecipare a questo evento, come Ligabue. Insomma, lo scopo è culturale, sociale, educativo e poi sportivo. Certo, ci sarà anche il campionato e per questo siamo ospiti di Coverciano».
In Italia si incontreranno oltre 700 ragazzi. Padre Stefano Tollu, salesiano, e responsabile del centro sportivo Don Bosco di Luanda, spiega Inter campus: «Si inserisce nell'attività che da cinque anni svolgiamo con i ragazzi. Un'attività sportiva che coniuga anche l'aspetto educativo. Anzi, soprattutto questo. I ragazzi provengono tutti da situazioni di disagio, dai quartieri più poveri e a rischio della capitale e l'attività sportiva diventa uno strumento straordinario per farli sentire dentro un progetto, soggetti vivi della società e non più ai margini o sulla strada». I ragazzi angolani si incontreranno con quelli cinesi, dell'America Latina, del Libano, dell'Iran, con i palestini, gli israeliani e quelli dell'Europa dell'Est.