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In Niger Tandja stravince referendum farsa: sarà presidente a vita

Schiacciante vittoria dei sì nel referendum costituzionale di tre giorni fa in Niger, indetto dal presidente in carica Mamadou Tandja per rimuovere il limite di due mandati quinquennali introdotto nel '99. Il secondo di Tandja, al potere da quello stesso anno, sarebbe dovuto scadere il 22 dicembre prossimo: ma, in seguito all'esito referendario, il capo dello Stato ha ottenuto una proroga immediata di un triennio, trascorso il quale potrà peraltro ricandidarsi senza più alcun limite.

In sostanza, dunque, l'uomo forte nigerino potrebbe rimanere alla guida del Paese africano per sempre. Stando alla Commissione Elettorale Nazionale, a favore dell'emendamento si sarebbero espressi ben il 92,5 per cento dei votanti; l'affluenza sarebbe stata di 4,1 milioni di persone su un totale di circa sei milioni, pari cioè al 68,26 per cento, malgrado l'appello al boicottaggio lanciato dalla dissidenza, che ha equiparato l'iniziativa a un colpo di stato. Non solo: grazie alla vittoria, Tandja è diventato anche formalmente «l'unico detentore del potere esecutivo». Spetteranno solo a lui il comando supremo sulle Forze Armate, la nomina del primo ministro e il totale controllo di qualsiasi decisione governativa. Per tutti questi motivi la consultazione non ha soltanto scatenato le proteste della Cfdr, il Coordinamento delle Forze Democratiche per la Repubblica, cartello che raggruppa le principali forze di opposizione, dai partiti ai sindacati; ma ha altresì provocato durissime critiche praticamente da parte di tutta la comunità internazionale. Onu, Unione Africana e Unione Europea hanno manifestato il timore di una pericolosa involuzione istituzionale; preoccupazioni analoghe hanno espresso gli Stati Uniti e la Francia, ex potenza coloniale, come pure la Nigeria, potente vicina. La stessa Ue ha già bloccato gli aiuti finanziari, e sta valutando sanzioni economiche al pari dell'Ecowas, la Comunità Economica degli Stati dell'Africa Occidentale, massima organizzazione regionale. Tandja, 71enne colonnello di carriera dell'Esercito, per tutta risposta ha dato ordine di affiggere a ogni angolo di Niamey, la capitale, enormi manifesti inneggianti al suo trionfo, che evidentemente erano stati preparati con comodo anticipo: «Per questa vostra nuova manifestazione di fiducia», recitavano, grazie a voi tutti«; seguiva la firma del presidente virtualmente a vita, il quale ha sempre sostenuto di limitarsi a ottemperare alla »volontà del popolo«.
Le nuove norme entreranno in vigore entro otto giorni dall'ufficializzazione dei risultati del voto da parte della Corte Costituzionale: nessuna possibilità che quest'ultima blocchi la procedura, giacchè è stata da tempo rimodellata da Tandja secondo la propria convenienza. La Corte originaria si era infatti opposta alla convocazione del referendum, così come il Parlamento, e furono entrambi sciolti d'autorità. Da quel momento il presidente nigerino ha instaurato lo stato di emergenza e governato per decreto un Paese che, nonostante sia il terzo produttore mondiale di uranio e disponga di cospicue riserve petrolifere, resta il quarto più povero del pianeta.