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Sudan: Lubna libera (pagata la multa) ma contro la sua volontà

«Continueremo a combattere»: Lubna Ahmed Hussein,

Lubna_hussein
la giornalista sudanese condannata ieri per aver indossato i pantaloni e incarcerata per essersi rifiutata di pagare la multa che il tribunale le aveva imposto in alternativa ad un mese di reclusione, è stata liberata, ma non rinuncia alla lotta.
Il suo ultimo gesto di sfida al regime, che aveva provato a disinnescare un caso divenuto imbarazzante per il clamore suscitato in tutto il mondo, ha avuto vita breve. Il presidente dell'Unione dei giornalisti sudanesi ha annunciato di aver pagato la multa per scarcerare Lubna. Ma la donna, 40 anni, non ha apprezzato il gesto dei colleghi: «Avevo detto a tutti i miei amici e alla mia famiglia di non pagare la multa, ma sono stata liberata. Non sono felice anche perchè ci sono più di 700 donne ancora in prigione che non hanno nessuno che paghi per loro». Molti giornalisti sudanesi sostengono che l'organizzazione che ha pagato la multa abbia rapporti con il governo.



Ai suoi sostenitori che le si sono stretti intorno nel cortile del giornale Ajrass al Hurriya ('Le campane della liberta«), Lubna ha promesso che la lotta continuerà »per cambiare questa legge, la polizia per l'ordine pubblico e i tribunali per l'ordine pubblico«.
Per il reato di »condotta indecente« rischiava 40 frustate.
Ieri la condanna ad un mese di carcere o ad una multa di 200 dollari e il suo rifiuto a piegarsi :»Non pagherò, vado in prigione« aveva detto Lubna continuando a indossare i pantaloni e il velo tradizionale a coprirle testa e spalle, mentre fuori dall'aula migliaia di donne vestite come lei le manifestavano solidarietà sfidando la legge e la polizia.
La giornalista era stata denunciata il 3 luglio quando, mentre si trovava in un ristorante di Khartoum, era stata circondata dalla 'Polizia dell'ordine pubblicò (una milizia di giovani estremisti usata dal governo contro chi beve e contro le donne giudicate non abbastanza sottomesse) che l'aveva umiliata, percossa e sbattuta in una cella perchè indossava i pantaloni.
»Mi hanno portata via insieme ad altre 12 ragazze – raccontò allora la giornalista – Due giorni più tardi, dieci di loro ricevettero dieci colpi di frusta ciascuna«. Lubna non era stata processata subito perchè, essendo anche dipendente dell'Onu, godeva dell'immunità. Ma la donna si è licenziata dal suo incarico per sfidare le autorità: »Non ho paura di essere frustata. Sono pronta a subire anche più di 40 frustate purchè tutti sappiano cosa succede a Khartoum« aveva detto.
La sua vicenda ha subito fatto il giro del mondo e molti sono intervenuti in suo favore. Oggi un comunicato dell'Onu ha denunciato la sua condanna come una violazione dei diritti umani: »Il caso di Lubna Ahmed Hussein – ha detto Rupert Colville, portavoce dell'Alto commissariato per i diritti umani – è a nostro avviso emblematico di una tendenza (..) di leggi che discriminano le donne in Sudan«. (ANSA-AFP-REUTERS).
I83-MAO 08-SET-09 18:03 NNN