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Guinea: migliaia in piazza (con sms) per le vittime. Opposizione rifiuta governo con giunta militare

L'offerta di un governo di unità nazionale avanzata dalla giunta militare ieri in Guinea è stata respinta dall'opposizione dopo l'uccisione di 157 manifestanti il 28 settembre scorso allo stadio di Conakry, la capitale. Secondo dati ufficiali, le vittime sono state 57, ma l'organizzazione locale per la Difesa dei diritti umani ha detto di aver contato 158 corpi e oltre 1.200 feriti. Moktar Diallo, leader del movimento Nuove forze democratiche, ha sostenuto che l'offerta della giunta è solo un diversivo e che non unirà mai le forze con i militari «assetati di sangue».
Ieri mattina, giorno del 51' anniversario dell'indipendenza della Guinea dalla Francia, non si sono presentate in piazza solo le famiglie delle vittime, ma migliaia di persone, in maggioranza giovani, dopo una catena di sms, contenute a fatica dai cordoni della polizia in tenuta anti sommossa.

Lunedì scorso le truppe avevano aperto il fuoco su una folla di 50mila persone che si era riunita davanti allo stadio per protestare contro le ripetute voci sulla candidatura del capo della giunta, capitano Moussa Dadis Camara, alle elezioni presidenziali del prossimo gennaio. Camara era pressochè sconosciuto fino a quanto non si è autoproclamato alla guida del paese nel dicembre 2008, dopo la morte del generale Lansana Contè che era stato per 25 anni al potere. In una recente intervista a RFI ha sostenuto di essere «ostaggio» di un esercito non strutturato e ha accusato l'opposizione di volerlo deporre.
Il bagno di sangue allo stadio ha suscitato la condanna della comunitá internazionale. Dopo aver sospeso la Guinea, l'Unione Africana ha minacciato sanzioni, dando a Camara tempo fino a metá ottobre per chiamarsi definitivamente fuori dalle presidenziali.
All'indomani delle violenze, la Francia ha sospeso la cooperazione militare con la Guinea, sua ex colonia.
Diverse migliaia di guineani si sono riuniti questa mattina sulla spianata della grande moschea della capitale, attorno ai corpi di decine di vittime della strage nello stadio di Conakry del 28 settembre.
Ieri un religioso aveva spiegato alla televisione nazionale che dalle 11 sarebbe iniziata l'identificazione dei cadaveri per organizzare le inumazioni.
Ieri mattina, giorno del 51' anniversario dell'indipendenza della Guinea dalla Francia, non si sono presentate in piazza solo le famiglie delle vittime, ma migliaia di persone, in maggioranza giovani, contenute a fatica dai cordoni della polizia in tenuta anti sommossa.
«(I membri della giunta) vogliono nascondere la verità, il numero dei morti è più alto di questo – ha detto uno dei manifestanti -. Nottetempo hanno interrato i corpi. Sono venuti per uccidere la popolazione».
Secondo la giunta militare di Moussa Dadis Camara il bilancio delle violenze di lunedì è di 56 morti. Le organizzazioni di difesa dei diritti umani in Guinea e l'Onu stimano che le vittime siano più di 150.
Il rientro a scuola, previsto per lunedì, è stato posticipato al 15 ottobre. L'invio di sms è stato bloccato dalle compagnie telefoniche, probabilmente per evitare che eventuali contestatori possano organizzare altre manifestazioni in piazza.