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Guinea: 9 miliardi $ dalla Cina alla giunta golpista in cambio dei minerali

La Cina è pronta ad investire 9 miliardi di dollari in Guinea nei prossimi 5 anni. Infrastrutture – strade, case, linee elettriche, condutture di acqua potabile – in cambio di minerali: la Guinea possiede più del 50% di riserve mondiali di bauxite, materia preziosa usata per la produzione di alluminio. Nel suo sottosuolo, secondo le informazioni del Dipartimento di Stato Usa, ci sono giacimenti di diamanti, oro e una quantità indeterminata di uranio. La notizia è stata confermata dal ministro guineiano delle Miniere, Mahmoud Thiam.


Il potere in Guinea è nelle mani di una  giunta militare guidata da Dadis Camara. Qualche settimana fa, il 28 settembre, ha avuto gli onori della cronaca, anche in occidente, per il massacro allo stadio di Conakry: più di 150 persone, civili disarmati, che manifestavano contro la candidatura alle presidenziali del capo golpista, uccise dalla polizia. La giunta militare è salita al potere il 23 dicembre dello scorso anno, un giorno dopo la morte del presidente Lansana Conte che aveva guidato il paese per due decadi, e ha subito rimesso in discussione i diritti minerari concessi dal governo precedente a Rio Tinto e a Rusal.<br/><br/>«Non abbiamo dubbi sui nostri partner cinesi – spiega il ministro Thiam – e siamo convinti che realizzeranno i loro progetti come hanno già fatto in Angola». Anche qui, i cinesi, nuovi colonizzatori economici del continente nero, fanno affari con tutti. Senza badare troppo al rispetto dei diritti umani, ai principi democratici o alla corruzione dei regimi con cui stringono accordi. Lo stesso è avvenuto nello Zimbabwe di Mugabe, isolato dal mondo occidentale per l'embargo. Materie prime in cambio di infrastrutture. E nelle scuole di Harare i bambini studiano il cinese.