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I cristiani crocifissi nel Sud Sudan. Un esame di coscienza per tutti i giornalisti

La cosa incredibile della notizia della crocifissione dei sette cristiani in Sud Sudan, che in qualche modo ci rende tutti responsabili – tutti noi che ci onoriamo di lavorare "nei mezzi di informazione" - è che essa, nella sua durezza e gravità, sia arrivata in Occidente solo dopo due mesi. Ne ha parlato un vescovo africano, en passant, durante un'intervista alla radio Vaticana. Chi segue le vicende di Africa e dintorni ricorderà che nella calura agostana arrivavano notizie generiche e confuse di scontri nel Sud Sudan. Il Sudan è noto ai più per essere il paese governato da Omar al Bashir, il dittatore su cui pende una richiesta di arresto internazionale per le presunte responsalità legate alle stragi in Darfur, che è sempre in Sudan, ma da un'altra parte. Ad agosto le agenzie di stampa pubblicavano poche e confuse notizie di scontri etnici tra tribù e ribelli in villaggi rurali, notizie di profughi, di morti. I particolari si sono saputi solo ieri dopo le dichiarazioni del vescovo a margine del sinodo africano. Vi sembra possibile che nell'era della comunicazione una notizia come questa arrivi a due mesi di distanza? E' l'ennesima riprova di come il sistema dell'informazione mondiale non funzioni e sia nella sua parzialità – sappiamo subito tutto ciò che accade in Occidente e quasi niente di ciò che accade nel Sud del mondo - profondamente ed eticamente ingiusto. Questa notizia è un pugno allo stomaco e un esame di coscienza per tutti i giornalisti. (rb)

  • Giovanni |

    Bravo Riccardo, se tutti i giornalisti fossero come Lei l’informazione in questo Paese sarebbe molto migliore. Colgo l’occasione per lanciare uno spunto su cui ognuno può riflettere: in questa società in cui la secolarizzazione la fa da padrona le notizie di massacri di cristiani vengono volontariamente taciute (Sudan, Indonesia, Filippine, India), per contro ogni notizia riguardante richieste/torti di altre religioni sono sempre sulle prime pagine e trovano sempre paladini che le difendono a spada tratta. Questo vergognoso silenzio è frutto anche del nostro silenzio. Meditate gente, meditate.

  • ornella s. |

    la cosa che mi rattrista, però, è che fatti come questo che dovrebbero far riflettere i giornalisti rimangono, appunto, confinati quasi sempre in aree di riflessione, come i blog. siamo troppo provinciali nel considerare le notizie che arrivano dall’estero, ma oltre a continuare a ripetercelo tra noi (siamo pochi? non tanto pochi credo) servirebbe (parlo al condizionale perché nella mia ingenuità e caparbietà di “giovane” voglio provarci ma non sono certa di essere ascoltata) scuotere la testa degli editori. insomma, cambiare quell’idea “questo-non-interessa-ai-lettori” che molto spesso funziona da autocensura.

  • Classe 3°media Milano: ora di Religione |

    Dopo aver riflettuto, durante l’ora di Religione, sulla notizia dei “7 cristiani crocifissi” in Sudan abbiamo fatto tre considerazioni:
    – la prima riguarda il bisogno di un’ informazione che sia sempre attenta alla persona e non allo scoop
    – la seconda riguarda la necessità di atteggiamenti di pace e riconciliazione nonostante le violenze subite
    – la terza rigurda il fatto che anche in questi luoghi non è tanto in atto una guerra di religione quanto piuttosto vengono allo scoperto l’inciviltà e la barbarie dell’uomo

  • Paolo |

    Sono completamente d’accordo….aggiungo anche che sono rimasto allibito nel vedere che i telegiornali ieri sera hanno aperto con quella bufala del bambino dentro il pallone, che ovviamente dentro non c’era….e perchè tutto questo? Perchè quei simpaticoni degli americani, per un qualche strano motivo, ne hanno fatto un evento mediatico e giornalistico, con enorme spiegamento di mezzi e persone, quando poi dopo pochissimo tutta la faccenda si è sciolta come neve al sole, apparendo per quella che è, cioè una notiziucola da quindicesima pagina di cronaca locale.

  • Fausto Leali |

    parole sante. grazie a te, comunque, per il capillare lavoro d’informazione (e di giudizio) che svolgi ogni giorno con pazienza e precisione.

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