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Niger: elezioni farsa per rieleggere il presidente Tandja

Si sono aperte le urne per le legislative in Niger, un appuntamento elettorale controverso e ostacolato dall'Unione africana. Il presidente Mamadou Tandja si è già recato a votare. Grazie a un referendum costituzionale unanimemente condannato, tanto all'interno del Paese quanto dalla comunità internazionale, il capo di stato, in carica da dieci anni, si è concesso un prolungamento di altri tre anni al potere.



Per far questo ha dovuto sciogliere il Parlamento e la Corte costituzionale che si opponevano al progetto.
Ieri l'Unione europea, per bocca della presidenza svedese, ha chiesto al Niger di rinviare le elezioni poiché "nelle attuali circostanze" avrebbero effetti contrari alla pace e alla stabilità della regione.
Nonostante gli appelli lanciati da Unione africana, Unione europea e Comunità economica degli Stati dell'Africa Occidentale (Ecowas) le urne si sono regolarmente aperte oggi. Il Niger sta attraversando da diversi mesi una grave crisi politica (ed economica) iniziata lo scorso maggio, quando Tandja, 71 anni, ha indetto per il 4 agosto un referendum costituzionale allo scopo di emendare la costituzione e potersi così ricandidare a un terzo mandato.
La legge fondamentale nigerina, adottata nel 1999, limita il numero dei mandati presidenziali a due della durata di cinque anni ciascuno. Interpellata da un gruppo di deputati, la Corte costituzionale si era espressa in senso contrario a questa iniziativa. In tutta risposta, Tandja si è attribuito poteri straordinari con i quali ha sciolto l'Assemblea nazionale e poi la Corte costituzionale stessa.
L'esito positivo del controverso referendum, che secondo i dati ufficiali ha registrato un'affluenza alle urne pari a circa il 68 per cento della popolazione e il 92,5 per cento dei voti favorevoli, gli ha assicurato la possibilità di governare fino al 2012. Una delegazione dell'Ecowas si era recata domenica a Niamey nel tentativo di convincere Tandja a rimandare 'sine diè il voto imponendo sanzioni e minacciando di rafforzarle. Un passo questo che la comunità internazionale aveva intrapreso già all'indomani del plebiscito del 4 agosto annunciando lo stop agli aiuti al Niger, considerato uno dei paesi più poveri al mondo nonostante la presenza di ingenti risorse mineriarie, tra cui l'uranio.