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Due italiani rapiti in Mauritania. Farnesina chiede riserbo

Un italiano e la moglie, originaria del Burkina Faso, sono stati rapiti venerdì notte nella Mauritania orientale, al confine con il Mali, insieme al loro autista ivoriano. Lo riferiscono il ministero degli Esteri italiano, fonti locali e media.

In un comunicato diffuso nella serata di ieri la Farnesina ha ammesso "il caso del rapimento dei due connazionali in Mauritania", ha detto che sono "stati immediatamente attivati tutti i canali sul piano politico e quello diplomatico" e ha chiesto il "massimo riserbo mediatico".

I due rapiti sono Sergio Cicala, 65 anni, e sua moglie Filomen Kabouree, di 39 anni, originaria del Burkina Faso ma di nazionalità italiana.

Cicala, dicono i media, fu ferito nel 1994 dallo scoppio di una mina che investì la jeep su cui viaggiava tra Ciad e Niger con altri turisti. Nell'esplosione morì invece la sua compagna dell'epoca.

La figlia di Cicala ha rivolto attraverso i media un appello al ministro degli Esteri Franco Frattini chiedendo "di avviare urgentemente i contatti con i sequestratori in modo che possa conoscere le condizioni di salute di mio padre e di sua moglie. Non so più nulla di loro da mercoledì, quando erano ancora in Marocco. Stavano raggiungendo il Burkina Faso per incontrare il figlio della moglie di mio padre, un ragazzino di 12 anni".

Le autorità della Mauritania non hanno ancora fatto alcuna dichiarazione sull'episodio.

Il minibus su cui viaggiavano la coppia e l'autista – di cui non è stato reso noto il nome – era stato rinvenuto ieri mattina in un'area dove operano gruppi armati legati ad al Qaeda, avevano fatto sapere due diplomatici che hanno chiesto di restare anonimi. Secondo alcuni giornalisti locali, il veicolo era crivellato di colpi d'arma da fuoco.

Isselmou Ould Moustafa, un giornalista specializzato in temi di sicurezza per un settimanale mauritano, ha detto che tutte le tracce fanno pensare a un rapimento da parte di uno dei gruppi legati ai qaedisti che operano nella zona. (Reuters)