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Nigeria: sono 464 i morti negli scontri tra cristiani e musulmani

È salito oggi a 464 morti il bilancio degli scontri fra cristiani e coloni musulmani che insanguinano da quattro giorni la città di Jos dove, nonostante il coprifuoco e le forze dell'ordine dispiegate in forze, la tensione resta alta, mentre decine di migliaia di persone sono in fuga. Il bilancio è riferito da fonti di una moschea locale, mentre l'organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch dà un primo resoconto di 65 cristiani che hanno perso la vita e riferisce di 151 corpi che sono stati portati nella moschea di Jos per ricevere sepoltura, dall'inizio dei disordini la scorsa domenica. La polizia locale segnala invece meno di 35 morti e una quarantina di feriti.

E se la battaglia vera e propria che ha scosso negli scorsi giorni il capoluogo dello Stato di Plateau (Nigeria centrale) è oggi almeno apparentemente sedata, almeno nel centro della città, sembra pronta a riaccendersi la violenza tra bande armate di indigeni cristiani e coloni musulmani. Di natura religiosa secondo alcuni, con caratteristiche di scontro etnico, politico ed economico, secondo altri. Oggi l'arcivescovo di Jos, monsignor Ignatius Ayau Kaigama, ha sottolineato che sono da ricercarsi in contrasti etnici più che religiosi le ragioni che hanno portato alle violenze di questi giorni in Nigeria.
«All'origine degli scontri odierni, come quelli del novembre 2008, vi sono i contrasti tra gli hausa, di religione musulmana, e le popolazioni indigene, in gran parte cristiane, per il controllo politico della città», ha detto Kaigama. «Le versioni che sono state finora pubblicate sull'origine degli scontri in Nigeria non sono corrette. In particolare non è vero che sia stata attaccata e bruciata una chiesa», ha affermato ancora all'Agenzia cattolica Fides. «Un'altra versione riportata dalla stampa afferma che la scintilla che ha provocato gli scontri sarebbe stata l'assalto al cantiere di una casa in costruzione di un musulmano. Ma anche questo fatto va accertato».
La violenza degli scontri -in cui nessun italiano è rimasto coinvolto fa sapere oggi la Farnesina- oltre a provocare centinaia di morti, ha lasciato il segno sulla città di Jos dove scarseggiano cibo e acqua e gli sfollati sono oltre 50.000. «Ci sono al momento più di 50.000 sfollati sparsi tra caserme dell'esercito, stazioni di polizia e anche in moschee e chiese. Altri hanno lasciato la città», ha fatto sapere Shehu Sani, a capo dell'Ong Civil Rights Congress, attiva sul territorio. «La sfida più grande adesso è di fornire cibo e medicine agli sfollati», ha detto Mark Lipdo, coordinatore dell'Ong locale Stefanus Foundation. Una situazione molto grave anche secondo la Croce Rossa sul posto: il coordinatore locale Awwalu Mohammed ha riferito che i cinque accampamenti di fortuna messi in piedi domenica ormai non sono più sufficienti e che l'afflusso di sfollati ha superato di molto le aspettative.