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Human Rights Watch: “In Nigeria musulmani bruciati vivi da cristiani”

Un massacro indiscriminato e sistematico che si è
abbattuto senza pietà su uomini, donne e bambini, inseguiti e bruciati
vivi o uccisi a colpi di machete o coltello e gettati a centinaia nei
pozzi: questo il quadro dell' eccidio compiuto forse da cristiani il 19
gennaio nel villaggio musulmano di Kuru Karam, vicino a Jos, nella Nigeria
centrale, come prende forma dalle testimonianze raccolte da un rapporto
dell'organizzazione umanitaria Human Rights Watch (Hrw).

Ancora non sono definite le dimensioni del massacro di
Kuru Karam, avvenuto nel pieno dei quattro giorni di furioso scontri
fra cristiani e musulmani a Jos e dintorni che hanno lasciato sul
terreno almeno 364 morti – il bilancio provvisorio è di oggi. «I morti
ritrovati nei pozzi sono finora 150, ma altre 60 persone sono tuttora
disperse» dichiara un religioso islamico addetto alle sepolture di Jos,
Mohammed Shittu, citato dalla France Presse (Afp). I corpi sono stati
gettati nei pozzi, ma sono sparpagliati anche negli scarichi delle
fogne e nei boschi intorno, dove qualcuno cercava di sfuggire alla
carneficina.
Carneficina che viene descritta da alcuni testimonianze
raccolte da Hrw e pubblicate oggi in un rapporto: «Erano armati con
machete, armi da fuoco, bastoni e sacchi pieni di sassi», racconta un
testimone, che dice che «non si trattava dei cristiani della nostra
comunità, ma venuti da fuori». L'attacco è cominciato alle 10 di
mattina del 19 gennaio: a quell'ora «abbiamo cominciato a vedere gente
che arrivava e ci circondava, dicendo che volevano prendersi la nostra
terra», racconta un leader della comunità che si trovava nel villaggio
martedì mattina. «I bambini – dice un testimone di 32 anni – scappavano
all'impazzata. Gli uomini cercavano di proteggere le donne. Coloro che
fuggivano nella boscaglia venivano uccisi. Alcune persone sono state
bruciate vive nella moschea, altre hanno cercato riparo in casa e sono
state bruciate lì». Il testimone stima che a Kuru Karam potrebbero
esserci fino a 250-300 morti e dice di aver visto personalmente i corpi
di 20 o 30 bambini, alcuni carbonizzati, altri fatti a pezzi da machete
o accette. «Sono tornato mercoledì sera scortato dai militari –
prosegue – e ho visto cadaveri ovunque…Nessuna delle case era ancora
in piedi». Ancora diversi pozzi contengono cadaveri, il cui grado di
decomposizione ne rende difficile l'estrazione, per cui si sta pensando
di chiuderli con la sabbia, spiega all'Afp il capovillaggio, Umar Baza.
Hrw ha chiesto un'inchiesta «immediata e imparziale»
sugli scontri dei giorni scorsi e ha giudicato un «primo passo» la
dichiarazione del vicepresidente nigeriano, Goodluck Jonathan, secondo
cui «gli autori delle violenze saranno assicurati alla giustizia».
Jonathan, al quale il presidente, Umaru Yar'Adua, in cura da due mesi
in Arabia Saudita, ha lasciato le redini del governo del più popoloso
Paese africano, giovedì ha inviato le truppe nella regione di Jos per
fermare i disordini. Sempre giovedì è stato allentato il coprifuoco in
zona, per consentire alle 17-18.000 sfollati di ritornare alle loro
case.

La Nigeria è
profondamente solcata da divisioni religiose, etniche e tribali, che
hanno spesso dato adito a scontri violenti e pogrom feroci che ogni
volta fanno centinaia o migliaia di vittime – 13.500 dalla fine della
dittatura militare nel 1999, scrive Hrw. Jos, nello stato di Plateau,
sorge lungo lo spartiacque fra il nord musulmano e il sud cristiano del
Paese e le due religioni vi convivono in equilibrio precario, che salta
spesso per motivi banali: una lite per questioni di proprietà fra un
cristiano e un musulmano è all'origine degli scontri di questi giorni.