Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Darfur 2: Il Sudan di Bashir non riconosce il Tribunale penale internazionale

Il Sudan non riconosce il
ruolo della Corte Penale Internazionale a proposito dei provvedimenti
presi dopl genocidio del Darfur, come aveva già fatto il 4
marzo 2009, dopo l'emissione del mandato di cattura internazionale
contro il presidente Omar Al Bashir per crimini contro l'umanità.

Perchè – ha chiarito il ministro della giustizia,
Abdelbasit Sadarat- «il Sudan non ha
firmato la Carta di Roma per la costituzione della Corte». Oggi da
parte sudanese si tenta di minimizzare l'annullamento della sentenza
con la quale l'anno scorso era sta esclusa l'accusa contro Bashir di
aver compiuto un genocidio (aver tentato, cioè di sterminare le tribù
Fur, Masalit e Zaghawa, principali ribelli del Darfur), durante la
guerra civile cominciata nello stato dell' ovest del Sudan nel febbraio
2003.
Reazioni ancora vaghe da parte ufficiale, in attesa del
rientro del presidente Bashir, che stamattina si era recato a Doha dove
sono in corso negoziati di pace proprio tra il governo ed i ribelli del
Darfur. Gli stessi ribelli hanno espresso il proprio compiacimento, per
voce del capo-negoziatore nella capitale qatariota per conto del
Movimento Giustizia ed Uguaglianza (Jem), Ahmed Tugud: l'annullamento
della decisione che escluse il genocidio, ha detto, «è una sentenza
corretta perchè quello che noi abbiamo visto nella nostra terra è stato
senz'altro uno sterminio, ed ora dobbiamo valutare se sia eticamente
corretto negoziare con un governo accusato di genocidio contro il
nostro popolo».
«È una manovra per bloccare gli sviluppi politici in
Sudan e le prossime elezioni legislative», previste in aprile, hanno
commentato altre fonti ufficiali, come il portavoce del governo Kamal
Obeid. Quest'anno sono in programma le prime elezioni multipartiche in
Sudan dal 1986, quando per la prima e ultima volta in Sudan fu eletto
un governo con il voto popolare, Quel governo, presieduto da Sadeq Al
Mahdi, fu rovesciato nel 1989 con un colpo di stato incruento del
presidente ancora oggi in carica, il generale Bashir, accusato più
volte dai suoi oppositori, soprattutto durante i 24 anni di guerra
civile nel sud del paese (dal 1982 al 2006), di violenze e uccisioni di
popolazioni innocenti. Mai, però, era stato incriminato di genocidio,
come invece fece l'anno scorso. a proposito degli eventi del Darfur, il
procuratore generale della Cpi, Luis Moreno Ocampo. La sua accusa fu
però vanificata da una sentenza del tribunale dell'Aja, che ammise
contro il capo di stato sudanese soltanto le accuse di crimini contro
l'umanità e contro i diritti civili.
«L'aver portato il problema del Darfur davanti a questo
tribunale è un atto politico – ha sostenuto ancora Abdelbasit Sabdarat
– perchè questo tribunale è razzista e la comunità internazionale si è
opposta alle sue decisioni, come ha testimoniato l'ultimo vertice
dell'Unione Africana (Ua) ad Addis Abeba,
confermando la risoluzione del vertice africano di Sirte, che aveva
respinto qualsiasi rapporto con l'attuale Corte penale internazionale,
e aveva chiesto che ne fosse cambiato lo statuto».