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In Kenya crisi di governo per i ministri corrotti

Rischia di frantumarsi la fragile coalizione governativa in Kenya,
mai realmente decollata dopo le contestate elezioni della fine del
2007, con la sua tragica scia di sangue: circa 2.000 morti e mezzo
milione di sfollati in scontri più tribali che politici.

Il problema che era rimasto sostanzialmente irrisolto
era la diarchia tra il presidente rieletto (molto probabilmente in
maniera fraudolenta) Mwai Kibaki ed il suo antagonista Raila Odinga
-che probabilmente aveva vinto le presidenziali, ed il cui movimento
risultò comunque maggioritario alla Camera- che alla fine, dopo una
lunghissima mediazione diretta dall'ex segretario generale dell'Onu
Kofi Annan, accettò il posto di premier ed un governo di coalizione.
Ma le cose non sono mai andate bene, ed il Kenya
già in crisi profonda- è congelato dai veti reciproci che impediscono
il varo di riforme importanti, la prima della quale sarebbe quella
costituzionale.


Intanto gli schieramenti si dividono e si ricompongono
senza soluzione di continuità. Nei giorni scorsi Raila Odinga aveva
sospeso per tre mesi due ministri per corruzione: quello per
l'Agricoltura Wlliam Ruto (già suo alleato, controlla il Kenya
centrale con pugno di ferro, considerato uno dei teorici delle violenze
postelettorali), e quello dell'Educazione Sam Ongeri (c'è stato un
enorme scandalo di fondi: molti milioni di dollari donati dall'estero
per le scuole scomparsi nel nulla, Gran Bretagna ed Usa ne hanno
sospeso le elargizioni).
I due hanno respinto la sospensione, affermando che
solo il Presidente può sospendere, ovvero destituire e nominare i
ministri. E Kibaki ha detto che non era stato informato della decisione
di Odinga, e non l'ha avallata.

A questo punto il partito del premier ha deciso di
boicottare le sedute governative: stallo totale e gravido di rischi,
mentre Odinga ha chiesto ad Annan di intervenire per una nuova
mediazione. (