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Il Niger in mano ai golpisti. Tandja in carcere. La radio trasmette marce militari

Colpo di stato in Niger. Il presidente,
Mamadou Tandja e il suo gabinetto sono nelle mani di soldati golpisti, nel palazzo presidenziale di
Niamey. Lo hanno riferito fonti diplomatiche francesi e militari
locali. La giunta militare ha scelto come nuovo leader del paese il generale Salou Djibo. In un comunicato è stato precisato che Djibo sarà a
capo del gruppo di governatori e autorità regionali che guideranno il
paese fino alla formazione del nuovo esecutivo.La radio trasmette solo marce militari…

Nella capitale Niamey si sono udite sparatorie e
raffiche di mitragliatrice vicino al palazzo presidenziale intorno
all'una di giovedi' (ora locale e italiana) e mezz'ora più tardi ancora si
sentivano colpi d'arma da fuoco, seppure sporadici e molto meno
intensi. Poi sopra il palazzo presidenziale si è levata una colonna di
fumo. Il corrispondente della Bbc ha riferito che c'erano tank nelle
strade e feriti portati in ospedale. IN una situazione di confusione e
incertezza, un diplomatico francese e fonti militare hanno riferito che
il presidente è stato catturato al termine di un Consiglio dei Ministri
e al golpe ha preso parte la Guardia Presidenziale. La radio di stato del Niger, Voce del Sahel, ha sospeso la sua programmazione per diffondere marce militari. L'uomo forte del Niger
negli ultimi mesi era stato duramente criticato in patria e dalla
comunità internazionale per aver prolungato il suo mandato,
ufficialmente per domare la rivolta dei tuareg che chiedono una
partecipazione ai proventi delle miniere di uranio nei loro territori.
Il secondo mandato quinquennale di Tandja scadeva nello scorso
dicembre, ma ad agosto del 2009 il presidente ha sciolto le Camere e
fatto varare una riforma costituzionale che lo ha lasciato in sella con
poteri speciali. Tandja ha anche sciolto la Corte costituzionale che
aveva dichiarato illegittima quella riforma e sostituito i giudici con
persone di fiducia. Nonostante la tensione politica e due occasionali
ribellioni dei tuareg, il Niger è
riuscito a convogliare miliardi di dollari in investimenti di grandi
aziende internazionale attirate dalla ricchezza mineraria del Paese,
soprattutto uranio. Tra le aziende che hanno investito nel Paese
centrafricano, la francese Areva e la canadese Cameco.

Il colpo di Stato militare che ha rovesciato il presidente Mamadou Tandja è l'ennesimo nel Niger, uno dei paesi più poveri del mondo e allo stesso tempo territorio strategico per i suoi giacimenti di uranio.
Con una superficie di 1.267.000 chilometri quadrati,
pari a circa quattro volte l'Italia, per una popolazione di oltre 10
milioni di abitanti, il Niger (capitale
Niamey, lingua ufficiale francese e religione per oltre l'80%
musulmana) è per la maggior parte del suo territorio ricoperto da
pianure desertiche e dune di sabbia. È attraversato dal Niger, il principale fiume dell'Africa Occidentale e da cui lo Stato prende il nome, e solo il 3,5% delle terre Š coltivabile.
STORIA: Ex colonia francese, il paese sub-sahariano è
indipendente dal 1960, ma solo dal 1992 ha una propria Costituzione.
Dal 1991 al 1994 la guerriglia dei ribelli separatisti Tuareg ha tenuto
il Niger in ostaggio. Un accordo di pace
firmato nel 1995 è stato ripetutamente disatteso. Nel gennaio 1996 un
colpo di Stato diretto dal generale Ibrahim Barè Mainassara depose il
presidente Mahamane Ousmane. Eletto presidente a sua volta, Mainassara
fu poi ucciso nell'aprile 1999 in un altro colpo di stato attuato da
militari ribelli. Nel dicembre dello stesso anno avvenne la transizione
a un governo civile, sotto la guida di un Consiglio di riconciliazione
nazionale e ne divenne presidente Mamadou Tandja.

ECONOMIA: Il Niger è
uno dei paesi più poveri al mondo ed è al secondo posto nella
graduatoria mondiale per la mortalità infantile con più di un bambino
su quattro che muore entro il quinto anno di età, mentre il 40% soffre
di malnutrizione e di ritardi nella crescita. È il terzo produttore
mondiale di uranio, ma la sua economia dipende pressochè totalmente
dagli aiuti internazionali. Il 90% dei suoi abitanti si dedica
all'agricoltura e alla pastorizia di sussistenza, spesso danneggiate da
gravi siccità. Il 63% della popolazione vive al di sotto della soglia
di estrema povertà.