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Libia-Svizzera: fine del circo

Dopo 19 mesi i due uomini d'affari svizzeri, costretti a rifugiarsi nell'ambasciata elvetica a Tripoli, dovrebbero poter tornare a casa. Lo svizzero Max Goldi oggi si è
consegnato volontariamente alla polizia giudiziaria libica prima della
scadenza dell'ultimatum imposto da Tripoli all'ambasciata elvetica dove
si trovava da tempo. L'altro cittadino svizzero rifugiato da 19 mesi
nell'ambasciata elvetica a Tripoli, Rashid Hamdani, è partito in auto
per la Tunisia dopo aver ottenuto il visto di uscita dalle autorità
libiche. I due cittadini svizzeri erano stati arrestati il 19
luglio 2008, subito dopo l'arresto a Ginevra del figlio del leader
libico Muammar Gheddafi, Hannibal, accusato di aver maltrattato i suoi
domestici. Questo episodio ha aperto un contenzioso diplomatico tra Libia e Svizzera, che si è inasprito nelle ultime settimane dopo che Berna ha
inserito nella lista nera di Schengen 186 dirigenti libici, tra cui lo
stesso colonnello Gheddafi.


La scorsa settimana c'è stata una intensa
attività diplomatica per trovare una soluzione che implichi da un lato
il ritiro dei nomi dei libici dalla lista nera, e dall'altro il ritorno
in Svizzera dei due cittadini. La diplomazia italiana si e' mossa su due fronti e ha contribuito a far risolvere il contenzioso. A spiegarlo è stato il
ministro Franco Frattini che, al suo arrivo a Bruxelles per il
Consiglio esteri Ue, ha fatto appello a entrambi i paesi affinchè si
stemperi la tensione.

«Spero che si possa raggiungere un accordo, nel senso
che i due cittadini svizzeri detenuti possano essere immediatamente
rilasciati, almeno quello dei due che non è stato trovato colpevole»,
ha spiegato il ministro degli Esteri.
Per quanto riguarda la Svizzera, ha aggiunto, «speriamo
che decida di lasciare cadere la cosiddetta lista nera Schengen così da
evitare qualche forma di rappresaglia».

Un appello, ha riferito, è stato rivolto «la scorsa
notte» alle autorità libiche e il presidente del Consiglio Silvio
Berlusconi «ha parlato con il leader libico Gheddafi».