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Tangenti in Nigeria. Verso chiusura vicenda Eni Tskj

Eni si appresta a concludere
una transazione da circa 250 milioni di euro con la Sec, la Consob
americana, e con il Department of Justice statunitense, sulla vicenda
del consorzio Tskj, al centro di indagini da parte delle autorità
americane (e della procura di Milano) per il presunto pagamento di
tangenti a pubblici ufficiali nigeriani in cambio di appalti nel Paese.
È quanto viene spiegato nelle pieghe del progetto di bilancio dell'Eni,
dopo che oggi il Cane a Sei zampe ha comunicato oggi una revisione
dell'utile 2009 proprio in relazione a un accantonamento da 250 milioni
al fondo contenzioso legale per la vicenda.

SnamProgetti Netherlands BV, accanto ad
Halliburton/Kbr, Technip e JGC, è uno dei soci (tutti al 25%) del
consorzio TSKJ che, a partire dal 1994, ha realizzato impianti di
liquefazione del gas naturale a Bonny Island in Nigeria.
Snamprogetti Netherlands è stata, attraverso Snamprogetti, una
controllata di Eni fino al 2006 quando è stata ceduta a Saipem, altra
società della galassia Eni. All'atto della cessione l'Eni, viene
ricordato nel bilancio, ha concordato «di indennizzare i costi e gli
oneri che Saipem dovesse eventualmente sostenere, con riferimento alla
vicenda TSKJ».

Il documento spiega che «per quanto riguarda
SnamProgetti ed Eni si sono recentemente intensificati i contatti con
le autorità statunitensi» che stanno indagando sulle presunte tangenti
Tskj. «Allo stato delle discussioni – si legge ancora – è ipotizzabile
una chiusura transattiva complessiva con le autorità statunitensi, in
linea con quanto annunciato da Technip (uno degli altri partecipanti al
consorzio che si appresta a una transazione da 245 milioni di euro,
ndr)». Per questo, prosegue il bilancio, «si è ritenuto di effettuare
uno stanziamento di 250 milioni di euro in particolare a fronte degli
obblighi contrattuali di indennizzo assunti da Eni nei confronti di
Saipem nell'ambito della cessione di SnamProgetti SpA».
– Il progetto di bilancio ripercorre le tappe della
vicenda giudiziaria sia negli Usa che in Italia, dove la procura di
Milano ha avviato sin dal 2004 un'indagine relativa a presunte tangenti
per 180 milioni di dollari, versate tra il 1994 e il 2004 a politici e
militari nigeriani dal consorzio Tskj in cambio di appalti per 6
miliardi di dollari nella realizzazione di impianti di trasporto e
stoccaggio del gas liquefatto a Bonny Island.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il documento
ricorda che «sin dal giugno del 2004, Eni e Saipem/SnamProgetti hanno
risposto volontariamente alle richieste di informazioni» da parte della
Sec e del Dipartimento di Giustizia americano.
Poi nel febbraio 2009, Kbr e la precedente
controllante, Halliburton, hanno reso noto di avere concluso un accordo
con gli inquirenti. In particolare «KBR/Halliburton si è dichiarata
colpevole» della violazione del Foreign Corrupt Practices Act (la legge
federale Usa anti corruzione nei confronti di pubblici ufficiali
stranieri, ndr) «per condotte derivanti dalla loro partecipazione alla
Tskj» concordando il pagamento di «una sanzione di 402 milioni di
dollari nonchè una transazione civile con la Sec per 177 milioni di
dollari».
La vicenda, tenuto conto anche della transazione di
Kbr, oltre alle eventuali responsabilità penali delle persone
coinvolte, potrebbe comportare «anche responsabilità a carico degli
altri consorziati» con l'applicazione, in caso di accertamento di
condotte illecite, «di sanzioni pecuniarie che potrebbero essere molto
significative» e «di misure correttive» come il 'monitoraggiò nei
confronti della società sia sui progetti futuri che sui sistemi di
controllo interni o anche «l'esclusione, in tutto o in parte, da
progetti futuri o l'interruzione di quelli eventualmente in corso con
il governo/autorità statunitensi».
Non a caso il 12 febbraio 2010, anche Technip ha
annunciato uno stanziamento di 245 milioni sulla vicenda Tskj. «La
decisione – spiega l'Eni – sarebbe stata assunta alla luce delle
discussioni con il DoJ e la Sec che permetterebbero a Technip di
ipotizzare una chiusura complessiva della vertenza».

Ora anche l'Eni si avvia a chiudere, con una transazione, la vicenda negli Usa.

  • Mr Bean |

    Nigerian Gate: l’ENI pagherà cash 254 milioni di $ al Department of Justice USA
    Articolo/scoop  tratto  dal  portale  Indymedia  al  link:
    http://piemonte.indymedia.org/article/7884
     
    Negli Stati Uniti, dove la corruzione – specialmente quella finanziaria – si combatte per davvero e non a parole (come in Italia) per l’ENI è in arrivo una mazzata da paura. Per le tangenti in Nigeria pagate dal Consorzio TSKJ, l’ENI ha tempo fino a fine marzo 2010 per definire un’eventuale transazione, poi scattano i procedimenti giudiziari in USA e le sanzioni (pesanti). E poi ci sono anche le indagini in Italia. Ma quelle non impensieriscono nessuno.
    Si decidevano le mazzette da versare ai  politici  nigeriani ed i destinatari nel corso di “incontri culturali”, all’ombra del Big Ben o sorseggiando  un  thè in quel di Backer Street a Londra. La “gang” dell’LNG (gas naturale liquefatto) meglio conosciuta come Consorzio TSKJ è purtroppo n’altra sciagurata joint venture – sarebbe meglio dire associazione per delinquere di stampo transnazionale – composta dall’italiana ENI/Snamprogetti/Saipem, l’americana KBR/Halliburton, la giapponese IGC e la francese TECHNIP.
    Per  non  dilungarci oltre puoi  leggere  quì  per un approfondimento:
     “Tangenti in NIGERIA: eccome come l’ENI pagava!”
     http://piemonte.indymedia.org/article/5988
    Il  Dipartimento  di  Giustizia  USA avrebbe  deciso di andare  a  fondo nella  Nigerian Connection  e  punire esemplarmente tutti i  corruttori del cartello. Ecco  perché adesso  l’ENI ha  una  fretta  fottuta  di  chiudere i  procedimenti  americani  prima  che  questi possano  sortire effetti  disastrosi. Lo  scandalo come  sapete  ha  coinvolto Snamprogetti Netherland  BV (controllata direttamente  dall’ENI) e ha tirato  in  ballo  inevitabilmente  l’ENI stessa, in  quanto  società  quotata  al NYSE e per “culpa  in  vigilando” rispetto  alla  sua controllata.  Come ha osservato astutamente l’Avv.  Massimo  Mantovani  – responsabile  Ufficio Legale  dell’ENI – in  un  Memorandum  riservato circolarizzato  ai  vertici della  società  energetica in  una  recente  del  cda (che  trovate  di  seguito  riprodotto e trascritto) l’Eni è giustamente preoccupata anche per le   “… le conseguenze mediatiche  e  reputazionali”. Il  memorandum confidential di  cui  trattasi  titola “Nota  di Aggiornamento Indagini Vicenda TSKJ – Riservato”. Quando  Paolo  Scaroni  (CEO dell’ENI) l’ha  letto tutto d’un  fiato e  ha sudato  freddo. S’è gelato il sangue  nelle vEni. Detto  in  soldEni quì  la  cosa  è  grossa. Si  tratta di scucire 240  milioni  di  dollari entro fine  marzo  2010 al Department  of  Justice americano.  Pena l’avvio  dei  procedimenti  giudiziari  ed  il  conseguente  sputtanamento planetario (KBR ha  già  transatto con  il  DoJ per 600  milioni  di  $  cash e  Technip/IDP  idem con  patate).
    No  problem ha  esordito  Scaroni   “…si può  ragionevolmente ritenere di  poter  accelerare le  trattative col DoJ e  con  la  SEC … con  l’obiettivo di  identificare entro  il  mese  di  marzo una  possibile  intesa…” (che  problema  c’è  tanto  Scaroni  scucirà 240  milioni  di  $  di  soldi  pubblici mica  di  tasca  sua … che  gliè fotte).
    I  legali americani  che  hanno  per le  mani  la  patata  bollente  dell’ENI, i  lawyer Sullivan & Cromwell, son  stati  perentori.  O  l’ENI  paga cash – e senza  tante  discussioni –  254  milioni di $ al  Dipartimento  di  Giustizia  USA,  o  per  l’ENI  son  cazzi  amari. In  tutti  i  sensi.   Negli  Stati  Uniti   la  giustizia  funziona  ancora  discretamente  e i  reati  di  corruzione son  fortemente  perseguiti (ne sa  qualcosa Bernie Madoff) non  come  in  Italia  dove  l’ENI  ha  sempre potuto  contare  su  una  sostanziale impunità e  l’ha sempre  fatta  franca (facciamo la  conta  delle  tangenti e/o  scandali  ENI degli  ultimi 20 anni?). In  caso  di  avvio di procedimenti  giudiziari americani, lasciando per  un  attimo in disparte  “gli  effetti  negativi  mediatici  e reputazionali”  per  l’ENI  sarebbe davvero la fine. La  fine dell’acquisizione  di  altri  contratti intanto.  E  poi il Department  of  Justice  estenderebbe di sicuro l’azione  giudiziaria  ad  altre  società  del  Gruppo ENI a  vario  titolo  coinvolte (allargando il contenzioso), con l’imposizione di severi meccanismi  di monitoraggio dell’attività della  capogruppo ENI  da  parte di  organi esterni indipendenti (gli  impatti  operativi  per  l’ENI  sarebbero  devastanti). A  cascata,  le  azioni  giudiziarie contro  l’ENI avrebbero  inevitabilmente effetti  negativi anche sul  procedimento  italiano. Non  ultimo, le sanzioni  economiche   e  pecuniarie (a  cui comunque  l’ENI  sarebbe tenuta e obbligata) lieviterebbero  a dismisura.  Altro  che 254 milioni  di  $.
    In  previsione, preparatevi  al  ritocchino sulle  bollette del  gas.
     ——————————————————–
    Doc. pdf: “ENI Informativa RiservataTSKJ marzo 2010”
    http://piemonte.indymedia.org/attachments/mar2010/eni_informativa_riservatatskj_marzo_2010.pdf

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