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Quanto costa la corruzione

"La corruzione è il problema numero uno dell’Africa”, dice uno dei fondatori di Trasparency international. Si stima che essa costi qualcosa come 148 miliardi di dollari l’anno. Più di un quarto del Pil prodotto dall’intero continente. Anche Obama…


Anche Barack Obama, primo presidente afroamericano degli Stati Uniti, nel suo “storico” discorso ad Accra, capitale del Ghana, qualche mese fa, ha puntato il dito sulla piaga della corruzione: "Non si possono fare investimenti se non c’è buon governo. Il destino dell’Africa dipende dagli africani”. Il presidente Obama non ricorda che la corruzione in Africa è alimentata molto spesso proprio dalle multinazionali occidentali. Francia, Gran Bretagna e anche gli Stati Uniti che oggi inneggiano al buon governo e all’etica e si scandalizzano per i modi spicci con cui vanno avanti i cinesi, nei fatti continuano ad essere vicini a molti leader africani le cui credenziali democratiche lasciano molto a
desiderare. Per decenni gli investimenti stranieri in Africa hanno privilegiato
soprattutto il Sud Africa, durante l'apartheid, e poi nazioni ricche di
petrolio e materie prime come Angola e Nigeria dove la corruzione è una pratica
diffusa. La verità è che la lotta alla corruzione in Africa non può avvenire senza una stretta collaborazione tra i governi, le organizzazioni internazionali e soprattutto le aziende straniere. Perché le multinazionali europee e americane preferiscono mille e mille volte avere a che fare con leader corrotti o corruttibili. La valigetta piena di dollari è ancora oggi la via più semplice.

Eclatante in questo senso quello che avviene da decenni in Nigeria, ottavo produttore mondiale di greggio, e quinto fornitore di greggio degli Stati Uniti. Nel Delta del Niger, la zona petrolifera, da tempo è in atto una dura lotta con le popolazioni
locali che accusano a ragione le major occidentali di aver depredato e
inquinato il loro territorio portando via le loro ricchezze senza ricevere
nulla in cambio. Negli anni Novanta lo scrittore candidato al Nobel per la pace
Ken Saro-Wiwa cominciò a manifestare con la popolazione del Delta, per chiedere
un risarcimento alla Shell che dagli anni Cinquanta ha estratto dal Delta del
Niger una quantità di greggio pari a 30 miliardi di dollari. La terra e le
falde acquifere sono stati inquinati dagli oleodotti e dalla combustione di
gas. E la popolazione vive in villaggi dove ancora oggi, in molti casi, manca l’acqua
corrente e la luce elettrica. Saro-Wiwa con il suo Movimento per la
sopravvivenza del popolo Ogoni (Mosop) cominciò a dare fastidio al governo del
generale Sani Abachi che nel timore di perdere i profitti dell’oro nero ordinò
la repressione. I soldati nigeriani uccisero migliaia di persone. Altrettante
ne torturarono. Ma le proteste pacifiche continuavano, anzi aumentavano. Tanto
che nel 1993 la Shell, messa sotto accusa dai movimenti ambientalisti di mezzo
mondo, minacciò di abbandonare il Delta. Una mossa estrema che spinse
l’esercito nigeriano a intervenire con ancora più ferocia. L’ordine del governo
fu esplicito: “Eliminare gli obiettivi in tutte le comunità, in particolare i
soggetti più attivi”. Nel maggio 1994 Ken Saro-Wiwa viene arrestato con otto
leader ogoni. Il 10 novembre 1995 viene giustiziato assieme agli altri otto. Da
allora non molto è cambiato. Sono aumentate le operazioni di disturbo del Mend
(Movement for the Emancipation of the Niger Delta), i sabotaggi agli oleodotti e i sequestri degli operai che lavorano sulle piattaforme petrolifere. Negli ultimi due anni almeno 400 oleodotti sono stati distrutti o danneggiati e 300 lavoratori stranieri
sequestrati, secondo la Pipeline professional’s association of Nigeria (Plan). L’estrazione del greggio procede a 2/3 delle possibilita’. Lo scorso anno la Chevron dopo un bombardamento all’oleodotto Abiteye ha evacuato dalla sua piattaforma
petrolifera 700 lavoratori. Shell ha deciso di vendere parte dei suoi asset. La
produzione di greggio nell’area è “volatile”, dicono gli esperti, ma è sempre
significativa. Le royalties del petrolio nigeriano vanno tutte a finire nelle
casse del governo centrale e per il 10% nelle corrotte amministrazioni locali. L’ex
presidente Umaru Yar'Adua aveva cominciato dei negoziati di pace con il Mend
promettendo il 10% delle royalties alle popolazioni locali, e investimenti per
costruire strade, ospedali e scuola nella regione. La Nigeria, con il suo
presidente Yar'Adua, malato e costretto a lasciare il potere al vice presidente
Goodluck Jonathan, sta vivendo una non facile fase di transizione. Quanto ci
vorra’ per realizzare quanto promesso è difficile dirlo. Certo è che il
problema della corruzione non si risolve con le parole.

  • vale |

    penso ke prima di parlare e giudicare bisogna andarci e capire la situazione.io l’ho fatto,in una terra vicina…l’ignoranza viene mantenuta per far si ke i governi possano muoversi da soli e tutto possa funzionare in nome di quelle benedette valigette!nn è semplice entrare nella cultura di paesi cosi diversi, ma nn necessariamente in tutto indietro…su molte cose possono farci da maestri!per il resto, documentatevi e vedrete come anke noi, siamo co.responsabili di qsta situazione…quella percentuale 80% ricchi 20% poveri sulle risorse planetarie parla da sola…siamo egoisti e fieri di esserlo!qsti temi nn possono aprire il cuore alla pietà solo qndo ci sn terremoti e catastrofi ma dovrebbero farci scegliere in modo diverso ogni giorno, a partire dalla spesa nei supermerkati!!!

  • Diego Capezzuto |

    Un mal governo è pur da tener conto data la scarsa cultura del popolo africano, quello che distrugge un popolo è la sua ignoranza, le terre appartengono a chi le popola perché tante contraddizioni?

  • Roland Ng. |

    Troppo spesso la prima pietra è stata scagliata sulle Multinazionali e Governi stanieri per il loro modo a volta “poco accademico” d’agire in Africa.
    Forse cosi facendo le persone si sentono meno responsabili? Indirizzando l’altro uno pensa di allegerire il suo fardello?
    I problemi dell’Africa sono conosciuti da tutti: popolazioni, governi ed adminsitrazioni locale. Cosa è stato fatto per rimediare?
    La normativa, la legge, le regole… vengono prima e i Governi ne fano uso.

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