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Darfur: l’esercito sudanese uccide 108 ribelli del Jem. La guerra continua

L'esercito sudanese ha conquistato una roccaforte dei ribelli del Jem (Justice and
Equality Movemen) in Darfur uccidendone 108 e catturandone 61, infliggendo cosi' un duro colpo alle chance dei colloqui di pace nell'area. Lo ha riferito il portavoce dell'esercito, Al-Sawarmi Khaled. I rappresentanti del Jem hanno parzialmente smentito la notizia affermando di essersi semplicemente ritirati. C'è stata una battaglia ieri tra le forze armate del Sudan e lo Jem", ha detto il portavoce dell'esercito Al-Sawarmi Khale a Reuters. "Ci sono stati circa 108 uccisi del Jem e abbiamo fatto 61 prigionieri". Il Justice and Equality Movement (Jem) ha smentito la notizia, dicendo di essersi ritirato volontariamente dalla lontana regione Jabel Moun giorni prima per risparmiare alla popolazione bombardamenti e raid dell'esercito governativo. "Sono diverse centinaia in meno di un mese le vittime degli scontri tra tribù rivali e con l'esercito in Darfur. L'Onu intervenga con un nuovo è più efficace impegno per la difesa della popolazione", 

ha dichiarato Antonella Napoli, presidente di "Italians for Darfur", intervenendo di recente alla conferenza internazionale "Religioni, culture, diritti umani: un rapporto complesso in evoluzione" promossa dal ministero
degli Esteri. "La missione di peacekeeping delle Nazioni Unite in Sudan – ha evidenziato la Napoli, giornalista e attivista per i diritti umani – ha riscontrato un aumento
delle forze di governo e dei miliziani ribelli nella regione e ha segnalato la ripresa del conflitto fra le parti contrapposte che finora sembrava sopito. La situazione di sicurezza nel Darfur settentrionale è sempre più tesa e i recenti scontri tra le tribù di Misseriya e Rizeigat Nawaiba, scoppiati all'inizio di marzo vicino a Nertiti nel Darfur occidentale e conclusisi in breve tempo grazie all'accordo di pace firmato il 28 marzo, ne sono la testimonianza più diretta. Purtroppo non sono stati gli unici episodi, infatti combattimenti sono ripresi nei giorni scorsi e, ad oggi, si stima che abbiano causato 107 vittime da entrambe le parti e la fuga dalle loro case di migliaia di persone''. Vittime alle quali si aggiungono i morti di oggi.
La presidente di Italians for Darfur, che ha poi puntato l'attenzione sulla comunità dei rifugiati del Darfur in Italia, sostenuta dall'associazione per i diritti umani che ne segue le vicende dal 2006, ha ricordato che "il conflitto nella regione occidentale del Sudan si è intensificato e si è 'guadagnato' la ribalta dell'opinione pubblica mondiale, dal febbraio 2003. Da quel momento il Darfur è stato, ed è tuttora, teatro di una guerra che ha causato lo spostamento di quasi tre milioni di persone, per lo più accolte nei campi profughi situati nelle aree pacificate della regione e la fuga di altre 360.000 verso il Ciad". "Il conflitto nel Darfur è oggi – ha concluso la Napoli – la più grande catastrofe mondiale sul piano umanitario e per i diritti dell'uomo".