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Crimini coloniali, i familiari di Lumumba denunciano 12 belgi 50 anni dopo

La famiglia dell'ex primo ministro congolese Patrice Lumumba, assassinato poco dopo il colpo di Stato di Mobutu, ha deciso di depositare una denuncia a Bruxelles contro dodici cittadini belgi presenti nel Katanga, la regione dove l'eroe dell'indipendenza del Congo fu ucciso. Lo hanno reso noto oggi gli avvocati della famiglia nel corso di una conferenza stampa. La denuncia delle dodici persone, ancora in vita e di cui gli avvocati non hanno voluto rendere noto il nome, sarà per «crimini di guerra». Secondo quanto scrivono i media del Belgio, si tratterebbe di personalità politiche e militari ritenute complici dell'arresto e dell'omicidio di Lumumba.


Alla vigilia del 50/mo anniversario dell'indipendenza del Congo, il 30 giugno prossimo, l' annuncio della denuncia riapre così le polemiche sulle relazioni tra il Belgio e il Congo. Lumumba era stato eletto democraticamente alla guida del Congo che, dopo 75 anni di colonizzazione belga, aveva conquistato l'indipendenza il 30 giugno 1960. Le condizioni in cui fu ucciso nel gennaio 1961 sono sempre rimaste oscure. Con una commissione parlamentare d'inchiesta, il Belgio nel 2001 aveva tuttavia riconosciuto la «responsabilità morale» del Paese per le circostanze che avevano portato a quell'assassinio. Ora tre membri della famiglia intendono riaprire quella pagina ritenendo necessario andare al di là di una semplice responsabilità collettiva individuata dalla commissione parlamentare d'inchiesta. Intanto oggi l'eurodeputato belga ed ex ministro degli esteri Louis Michel ha preso le difese della politica condotta dall'allora re Leopoldo II in Congo. «Leopoldo II non merita rimproveri, i belgi hanno costruito ferrovie, ospedali e attivato la crescita economica. Condannare l'azione del re è inaccettabile», ha detto in un'intervista.