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Si vota in Rwanda. Scontata la vittoria di Kagame

Il presidente uscente Paul Kagame, che governa con pugno di ferro il "nuovo Ruanda" post-genocidio, appare come il grande favorito alle elezioni presidenziali di domani, lunedì, che si svolgono in un contesto di forte irrigidimento del governo e di crescente repressione verso l'opposizione. Kagame è a capo del Ruanda dal 1994, quando mise fine al genocidio dei tutsi, e ha chiesto ai circa cinque milioni di elettori di conferirgli un nuovo mandato di sette anni dopo la sua trionfale elezione nel 2003. Il leader del Fronte patriottico ruandese correrà per la massima carica dello Stato insieme ad altri tre candidati, che nel 2003 lo avevano sostenuto.


Durante la campagna elettorale, Kagame ha promesso di "continuare la battaglia per lo sviluppo e la pace", ricordando i progressi fatti dal 'Paese delle mille colline' sotto la sua guida.
Forti del sostegno internazionale, le autorità di Kigali hanno attuato una politica di sviluppo economico incentrata sui servizi e le nuove tecnologie, ma anche sulla modernizzazione delle attività agricole. Il Ruanda viene spesso indicato come un Paese modello per la lotta alla corruzione e la rappresentanza riconosciuta alle donne, e risulta anche come uno degli Stati più impegnati nella difesa dell'ambiente.
Tuttavia, oppositori e critici del regime denunciano come dietro i successi vantati dal governo si nasconda un regime repressivo e autoritario. Organizzazioni come Human Rights Watch (Hrw) denunciano con regolarità "la costante repressione dei diritti civili e politici" e le "limitazioni della libertà di espressione, capaci di influire a lungo termine sulla stabilità del Paese". Alcuni osservatori hanno espresso preoccupazione per una riconciliazione di facciata tra hutu e tutsi, sostenendo che la questione etnica rimanga comunque esplosiva, e hanno denunciato anche il crescente divario tra città e campagne. 1>Nel Paese si moltiplicano intanto i segnali di una crescente tensione. Human Rights Watch ha infatti denunciato un "aumento dell'insicurezza" e "un numero crescente di minacce e di aggressioni" verso le forze di opposizione.
Un candidato, Bernard Ntaganda, è agli arresti, mentre l'esponente dell'opposizione Victoire Ingabire è ai domiciliari, tutti due con l'accusa di aver negato il genocidio. Il 24 giugno scorso, un giornalista è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Kigali; a metà luglio, il corpo quasi decapitato di un oppositore è stato rinvenuto in una palude.
Da febbraio a maggio, la stessa capitale Kigali è stata teatro di una serie di attentati a colpi di granata, bollati come "atti di destabilizzazione" dalle autorità, che hanno puntato il dito contro l'opposizione in esilio.
Tensioni sono state registrate anche all'interno della stessa elite tutsi anglofona, alla guida del Paese dal 1994. Molti alti ufficiali sono stati arrestati, accelerando la fuga dal Paese di personalità chiave del partito di Kagame, come quella dell'ex capo di stato maggiore dell'esercito, Kayumba Nyamwasa, vittima il 19 giugno scorso di un tentato omicidio in Sudafrica. Dal loro esilio, i combattenti della prima ora del Fronte patriottico ruandese, detentori di tutti i segreti del sistema Kagame, non esitano più a chiedere ai ruandesi di "ribellarsi contro il dittatore".