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Il racconto di Elisa da Tunisi, tra sparatorie e la speranza di tornare a casa

Gentile signor Barlaam,

sono una studentessa universitaria di Mediazione linguistica e culturale. Lo scorso luglio ero venuta alla presentazione del suo libro "Miracolo africano" tenutasi alla libreria Azalai di Milano. Mi aveva poi lasciato la sua mail ed anche il sito di Africa Times news.

Al momento mi trovo a Tunisi perché dovevo continuare con il corso di lingua araba all'istituto Bourguiba. Come sa adesso la città è militarizzata, come del resto anche il paese, ed io mi trovo chiusa nella residenza dove alloggio da giovedì 13.

 Sono con un gruppo di studenti italiani e stiamo tutti aspettando di poter tornare a casa. Le giornate passano guardando dalla finestra (abbiamo assistito agli scontri dei due giorni passati), razionando il cibo e leggendo i messaggi che ci arrivano dall'Unità di Crisi. Siamo anche in contatto con l'Ambasciata italiana, ma oggi abbiamo avuto una bella sorpresa: eravamo infatti sicuri che le autorità italiane stessero provvedendo al nostro rimpatrio – l'Ambasciata tedesca ha già rimpatriato i propri connazionali, quella coreana ha organizzato oggi il viaggio di ritorno –  invece ci siamo sentiti rispondere che loro non ci consigliano di uscire per strada, che comunque se vogliamo raggiungere autonomamente l'aeroporto possiamo farlo (ma ci domandiamo come, visto che in giro per la città continuano le sparatorie e non ci sono taxi, per non parlare del coprifuoco) e che comunque loro non sono maghi e quindi il futuro non possono saperlo. Vista la situazione ci stiamo domandando chi ha abbastanza buonsenso da farci tornare senza tante storie, garantendoci sicurezza. Finora la situazione qui è stata gestita bene, ma fino a quando sarà così?

 

Elisa Acquarone