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World social forum, a Dakar

Il comunicato conclusivo del World Social Forum che si è svolto la scorsa settimana a Dakar, in Senegal. Obiettivo puntato sulle donne e su un altro futuro possibile. Presenti in tanti dalla società civile. E personaggi pubblici. Da Naomi Klein a Segolene Royal fino al presidente senegalese Wade. Per noi c'era D'Alema, da St Moritz a Dakar… (rb)

Il World Sociale Forum ha registrato una partecipazione maggiore rispetto a quanto previsto. Si parla di 45.000 partecipanti, quasi tutti i paesi africani rappresentati…


È un dato positivo ma, sebbene le difficoltà iniziali si possano
considerare in gran parte risolte, questa grande mobilitazione ha comportato
anche ulteriori problemi di logistica.
Sul mancato accordo riguardo alla disponibilità delle sale ha contribuito anche la
sostituzione del Direttore dell’Università: il Comitato organizzatore contava
sull’appoggio certo del precedente dirigente. Viene espresso rammarico per la
decisione di non interrompere le lezioni: la partecipazione alle attività del Forum
avrebbero costituito un momento formativo importante per gli studenti.
Alcuni spazi di espressione hanno funzionato molto bene, in particolare quelli
gestiti da giovani, donne, sindacati, intellettuali, le conferenze di analisi sulla crisi
economica e sociale, sulle violenze che attraversano il Maghreb e la Palestina,
sulla cooperazione sud-sud, per citarne alcuni.
Le violenze che attraversano il Maghreb, con i cambi di dirigenza in Tunisia e
 in Egitto, confermano che le popolazioni possono cambiare la
situazione politica. Questi moti hanno certamente un impatto sulla percezione
che i cittadini hanno rispetto al proprio potere. Ma proprio la consapevolezza che
queste gravi crisi sociali accadono e possono ripetersi ovunque: è la prova che il
cambiamento è necessario e già in atto.

Tuttavia, i moti del Maghreb dimostrano anche un certo deficit di
coordinamento in determinati settori di queste società: è fondamentale
impegnarsi per aprire il più possibile il Forum alle realtà esterne, affinché tutti gli
attivisti convergano in reti di sostegno anche a livello internazionale.
Sul contesto africano, la mobilitazione dei movimenti africani è stata svolta
con successo e sarà completata con momenti di concertazione a livello locale, per
elaborare le conclusioni del Forum e rafforzare il sistema di coordinamento,
affinché il Forum panafricano possa divenire un interlocutore politico più forte.
Sollevata poi la questione dell’individuazione del paese ospitante il prossimo
Forum; il Brasile ha già espresso la sua disponibilità (un segnale per sottolineare
la propria, maggiore, preparazione dinanzi alla sfida di gestione dell’evento?)
Quella del Brasile è comunque solo una delle candidature: la decisione, non
ancora stata assunta, arà presa collegialmente.

Infine, nuovamente contestata la partecipazione al Forum di alcuni politici:
l’organizzazione ribadisce che essi non sono stati invitati e che i loro incontri si
sono svolti fuori dallo spazio fisico del Forum.
Tuttavia, dieci anni di Forum hanno dato frutti: alcuni politici hanno compreso
che il Forum rappresenta “il movimento dell’avvenire”. Lo stesso Presidente
senegalese Aboulaye Wade ha affermato di rispettare l’istituzione del Forum,
sebbene non condividendone i valori di base.