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In Uganda (il Ben Ali africano) Museveni presidente per la quarta volta

In Tunisia Zine el Abidibe Ben Ali è stato cacciato dal potere dalla rivoluzione dei gelsomini dopo 23 anni di regime . In Uganda in questi giorni si vota per rieleggere il presidente Museveni. Ci sono delle sorprendenti similitudini tra l'ex presidente eletto a vita in Tunisia e Yoweri Museveni, padre padrone dell'Uganda, che in questi giorni è candidato alla sua successione per la quarta volta consecutiva. Un presidente eterno, insomma. 

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Molti in Uganda sperano che la fine della storia sia come quella tunisina. Si accettano scommesse.

Museveni fa parte di quella schiera di giovani leader del cosiddetto Rinascimento africano che sul finire degli anni Ottanta è salito al potere con l'intenzione di rispettare le regole del gioco democratico e innescare un processo di sviluppo nei rispettivi paesi.

Madaleine Albright, segretario di stato americano di Bill Clinton, lo definì all'epoca "un faro di speranza" per il continente nero. Museveni diventa presidente nel gennaio 1986, dopo lunghi anni di guerriglia e di conflitti con i leader politici e militari ugandesi e dei paesi vicini, Congo e Tanzania. Il giovane leader che piace agli americani ha una formazione marxista ed è stato addestrato  militarmente in Cina e a Cuba. Ha fatto il guerrigliero, ha usato senza problemi bambini soldato nei corpi speciali. Insomma è un uomo senza scrupoli ma capace di muovere le folle con i suoi ideali rivoluzionari. Da leader della guerriglia aveva un obiettivo entusiasmante, raccontano i suoi, che catalizzava le folle e conquistava i cuori: "voleva liberare il nostro paese da un regime corrotto".

Da allora sono trascorsi molti anni e il panorama è mutato radicalmente. L'Uganda oggi è un paese emergente, nonostante i caratteri autoritari del suo presidente. Museveni nei suoi primi governi ha stabilizzato il territorio, grazie a un largo consenso tra la popolazione civile. Ha stabilizzato anche la moneta, cosa che ha favorito un processo di crescita economica nelle città. E' indubbio che è stato innescato un processo di crescita. La grande maggioranza della popolazione però continua a vivere di poco, abita in aree rurali basate su un'agricoltura di sussistenza: ancora oggi più di un terzo delle persone è al di sotto della soglia di povertà.

Museveni è ancora al potere e ci rimarra al 99,99% anche dopo questa tornata elettorale. Inamovibile da 25 anni e passa proprio come Ben Ali. Ma non è più un leader popolare. Agli ugandesi il capo supremo piace sempre meno. E lui lo sa.

In Uganda c'è un buon tasso di istruzione. Tanti diplomati e laureati. La discoccupazione giovanile è altissima. Il 46% dei giovani diplomati dopo 18 mesi dalla fine degli studi non ha lavoro. Nei giovani tra i 20 e i 30 anni la disoccupazione raggiunge il 30% e sale fino al 50% per i laureati.

"Questi sono gli stessi giovani disoccupati che in Tunisia hanno fatto fuori Ben Ali", rileva Charles Onyango-Obbo sul Daily Monitor di Kampala. Anche qui, come in Tunisia, lo sviluppo ha portato con sé la corruzione. Chi fa parte del clan al potere ha lavoro. Gli altri quelli fuori dal giro, ascoltano dalle radio Fm e leggono sui giornali i problemi quotidiani del paese.

Museveni ha gli stessi problemi di Ben Ali. Ha creato una classe dirigente potenziale facendo studiare quasi tutta la popolazione. Ma ha creato anche un gruppo di potere attorno a lui, piccolo ed esclusivo, non immune dalla corruzione. L'opposizione viene arginata a colpi di arresti arbitrari e brogli lettorali. L'Autoritarismo, la corruzione e la sua gestione della cosa pubblica hanno trascinato il paese in una serie di conflitti nella regione dei grandi laghi che hanno lasciato profondi buchi nelle già povere finanze dello stato. Poi è arrivato il petrolio – anche l'Eni è della partita – con una nuova torta da spartire. Museveni sa di non essere più popolare, si sente meno sicuro, tanto da aver affidato la sua guardia personale a un corpo scelto di militari guidati dal figlio. Verrà rieletto. Ma siede su una bomba ad orologeria.