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Nel bunker

In Costa d'Avorio Laurent Gbagbo continua a rimanere arroccato nella residenza presidenziale: mentre il suo esercito ha chiesto il cessate-il-fuoco, lui trincerato nel bunker cerca di guadagnar tempo. Del resto egli stesso, con un tono tra la sfida e l'insolenza, ha smentito che sia pronto ad arrendersi: «Non siamo nella fase negoziale», ha detto stamane alla radio francese RF1, «e la mia partenza da dove? e per andare dove?» In mattinata le forze di Ouattara hanno attaccato con le armi pesanti il palazzo e la residenza presidenziale. Per ore sono andati avanti i combattimenti, poi il fuoco delle armi si è fermato. Una pausa che ha consentito a qualcuno degli abitanti della popolosa capitale economica ivoriana (circa 4 milioni) di avventurarsi all'esterno in cerca di cibo ed acqua.

Ex potenza coloniale in Costa d'Avorio, la Francia ha assunto un ruolo di primo piano nelle trattative per convincere Gbagbo a cedere il potere al rivale, l'uomo riconosciuto vincitore della elezioni nel mese di novembre dalla comunità internazionale. Proprio la Francia ha chiesto a Gbagbo di firmare un documento di rinuncia al potere. Se accettasse, potrebbe negoziare un esilio per sè e la sua famiglia. Secondo l'Unione Africana, la Mauritania si è già proposta. Nella vicina Guinea, è stato eletto un suo vecchio compagno di lotta, Alpha Condè. Paesi come l'Angola o il Sudafrica l'hanno sostenuto fino alla fine. Escluso il Senegal, tanto sono rovinate le relazioni tra Gbagbo e il presidente, Abdoulaye Wade. Molti Paesi sarebbero inoltre disposti ad accogliere i suoi famigliari. Ma su Laurent Gbagbo incombe la minaccia della Corte Penale Internazionale. La giurisdizione dell'Aja ha gli occhi puntati sulla Costa d'Avorio e oggi il procuratore capo, Luis Moreno-Ocampo, ha pubblicamente annunciato che vuole aprire un'inchiesta «sui massacri compiuti in maniera sistematica e generalizzata» in questi mesi di crisi. Moreno-Ocampo ha fatto sapere di essere «preoccupato per il deterioramento della situazione» e «per gli assassini commessi nell'ovest del Paese». Il riferimento è agli scontri intorno alla città di Duekouè martedì scorso attaccata dalle forze di Alassane Ouattara. Secondo le Nazioni Unite e numerose altre organizzazioni internazionali tra cui la Caritas, questa offensiva è stata accompagnata da massacri su larga scala (i bilanci variano da almeno 333 vittime a mille tra morti e dispersi). Moreno-Ocampo ha detto di star raccogliendo informazioni sui crimini.