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L’Eni e le tangenti in Nigeria

Le leggi berlusconiane per la prescrizione dei processi, oltre alle molte vicende giudiziarie che riguardano il nostro premier, faranno andare in soffitta prima del tempo un procedimento aperto a Milano dai Pm Sergio Spadaro e Fabio De Pasquale contro 5 manager Saipem (gruppo Eni) accusati di corruzione internazionale per le tangenti versate ai politici della Nigeria in cambio di appalti miliardari  per il gas e il petrolio. Il processo partito il 5 aprile, per il quale sono sotto accusa Luigi Patron, Angelo Caridi, Ferruccio Sigon, Alfredo Feliciani e Mauri Lazzari, i cinque manager Saipem, si avvia molto probabilmente alla prescrizione nel gennaio 2012, come racconta Nigrizia nell'ultimo numero. Il solito complotto di "giudici comunisti"? Forse no. Non la pensa così almeno il Dipartimento di Giustizia Usa. La storia c'è. Brutta. Riguarda politici corrotti, multinazionali fameliche (non solo italiane). Le vittime sono la gente d'Africa. Il Dipartimento Usa, la Nigeria e Corruption Hunter network accusano il consorzio petrolifero internazionale Tskj, una joint venture composta dalla francese Technip, dall'americana Kbr (gruppo Halliburton) dall'italiana Snamprogetti Netherlands (oggi Saipem controllata dal gruppo Eni) e dalla giapponese Jgc di aver versato tra il 1994 e il 2004 a politici e funzionari del governo nigeriano tangenti per 182 milioni di dollari. Le tangenti hanno fruttato appalti per la lavorazione e lo stoccaggio di gas naturale a Bonny Island, nel Sud della Nigeria. E un giro d'affari per oltre  6 miliardi di dollari. Ebbene, il dipartimento di Giustiziè riuscito a patteggiare con le società del consorzio Tskj mega-sanzioni per 1,5 miliardi di dollari. A Milano il processo si avvia verso la prescrizione.