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Golpe militare in Mali. Destituito il presidente Tourè

Amadou Toumani Tourè, presidente del Mali dal 2002, «sta bene» ed è in un «luogo sicuro». Lo ha detto all'agenzia di stampa Xinhua una fonte vicina a Tourè dopo che i militari hanno preso il potere, sospeso la Costituzione, sciolto le istituzioni e imposto il coprifuoco. Non è chiaro, tuttavia, se Tourè si trovi ancora nel Paese.

I militari golpisti del Mali hanno annunciato la chiusura dei confini, terrestri e aerei, del Paese. Nel comunicato odierno, il 'Comitato nazionale per il recupero della democrazia e il risanamento dello stato' chiede anche ai soldati di non sparare più in aria. Nella nota, il portavoce dei militari, il tenente Amadou Konare, esorta i soldati che non si sono ancora uniti al Comitato a farlo immediatamente. I militari chiedono inoltre alle direzioni dei vari ministeri di Bamako di garantire la gestione degli affari correnti fino alla creazione di un nuovo governo. Il tenente Konar‚ ha giustificato il golpe anche con la «mancanza di materiale adeguato per la difesa del territorio nazionale» a disposizione dell'esercito per lottare contro la ribellione e i gruppi armati nel nord, e con «l'incapacità del potere a lottare contro il terrorismo». La giunta militare ha «preso l'impegno solenne di restituire il potere» ai civili e di creare un governo di unità nazionale.

Le strade, nel centro di Bamako sono quasi deserte, esclusi sporadici passaggi di veicoli militari». È la testimonianza di Thimotè Diallo, curato della cattedrale di Bamako, la capitale del Mali, raccolta questa mattina dall'agenzia Misna, dopo il golpe militare nel Paese. «I militari hanno annunciato di aver preso il potere e di aver dissolto le istituzioni. In un comunicato trasmesso a tarda notte dalla Tv e dalla Radio nazionali hanno decretato il coprifuoco e annunciato la creazione di un 'Comitato nazionale per il ripristino della democrazia e la restaurazione dello Statò guidato dal capitano Amadou Sanogo», riferisce ancora il religioso.
Dalla Cattedrale, in pieno centro di Bamako, «si sentono colpi d'arma da fuoco con cadenza regolare» osserva il curato, secondo cui, oltre ai palazzi delle istituzioni, i militari avrebbero preso il controllo dell'aeroporto internazionale. Alte colonne di fumo si levano da diversi edifici della città e in particolare al palazzo presidenziale nel quale non si troverebbe però il presidente Amani Tourè «condotto in un luogo sicuro» secondo le informazioni dei media nazionali.
«Controlliamo il palazzo presidenziale» ha dichiarato in diretta televisiva il capitano Sonogo apparso sugli schermi assieme a un gruppo di militari in divisa, giustificando il colpo di Stato «con l'incapacità del regime nel fare fronte alla ribellione nel Nord». Il capitano ha assicurando sulle intenzioni dei golpisti di «restaurare il potere» creando un «governo di unione nazionale» mentre un portavoce della giunta ha annunciato l'arresto di diverse personalità del vecchio governo, tra i quali il ministro degli Esteri Someylou Boubeyè Maiga e dell'Amministrazione territoriale Kafougouna Konè.
Il colpo di Stato – spiega Misna – si verifica in un clima di insoddisfazione crescente da parte dei militari per la mancanza di mezzi e munizioni con cui l'esercito è chiamato a confrontarsi alla ribellione tuareg in corso nelle regioni settentrionali da metà gennaio. È in quest'atmosfera di incertezza che il paese si avviava verso le elezioni presidenziali previste il prossimo 29 aprile.

«Profonda preoccupazione» arriva dall'Unione africana per la situazione in Mali, dove i militari hanno preso il potere, sospeso la Costituzione, sciolto le istituzioni e imposto il coprifuoco.
In un comunicato il presidente della Commissione dell'Unione Africana, Jean Ping, si dice «profondamente preoccupato per le riprovevoli azioni commesse da alcuni elementi dell'Esercito del Mali». Ping condanna inoltre «ogni tentativo di prendere il potere con la forza».

La Comunità economica dei Paesi dell'Africa occidentale (Ecowas) condanna le azioni «incaute» e «riprovevoli» dei militari golpisti del Mali, che hanno preso il potere, sospeso la Costituzione, sciolto le istituzioni e imposto il coprifuoco. «Ecowas condanna con forza le azioni incaute degli ammutinati e avverte che non tollererà il ricorso alla violenza», si legge in una nota dell'Ecowas.

L'organizzazione scrive di aver seguito gli eventi delle ultime ore a Bamako con «costernazione e crescente preoccupazione». «La Commissione – si legge – vuole ricordare ai militari le loro responsabilitá in base alla Costituzione e ribadire la politica di 'tolleranza zerò dell'Ecowas riguardo ogni tentativo di ottenere o mantenere il potere con mezzi incostituzionali».