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A Timbuctu sventola la bandiera dei Tuareg

I ribelli tuareg hanno issato la loro bandiera a Timbuctu, la città del Mali conquistata oggi dalle forze del Movimento nazionale per la liberazione dell'Awazad (Mnla).

Bandiera tuareg
Lo hanno reso noto alla Reuters un deputato locale e un residente. «Sono arrivati in città e hanno piantato il loro vessillo», ha detto El Hadj Baba Haidara, membro del Parlamento di Timbuctu, mentre un locale ha riferito che i ribelli Mnla hanno issato la loro bandiera sull'ufficio del governatore. I Tuareg avanzano nel Nord del Mali nell'area di Azawad, che abbraccia la regione di Timbuctu, Kidal e Gao, e che considerano la propria terra. La sovranità del governo di Bamako viene bollata come una «occupazione illegale».
Secondo i dati raccolti da analisti arabi, la popolazione Tuareg conta tra i due e i tre milioni di persone. Notoriamente nomadi, con tradizioni pastorali, vivono in una larga fetta di territorio che comprende il Sahara e il Sahel, e che si estende tra Libia, nord Niger, sud dell'Algeria, fino al Burkina Faso.

In Mali si ritiene ci siano circa un milione di Tuareg: è qui che si sono verificate ben tre rivolte, nel 1962-64, 1990-95 e nel 2007-2009. In quelle occasioni, la ribellione venne fomentata soprattutto dalla grave crisi umanitaria connessa alle carestie endemiche che colpiscono uno dei Paesi più poveri del mondo.

Secondo gli analisti, alle problematiche 'storichè legate a questioni sociali, economiche e di integrazione, la scintilla della rivolta di queste settimane è stata accesa dal ritorno a casa di migliaia di combattenti armati fino ai denti che hanno dato battaglia in Libia al soldo di Muammar Gheddafi.
Infruttuosi i tentativi del governo del presidente del Mali, Amadou Toumani Tourè, di affrontare e risolvere questa emergenza, anzi: la rivolta degli 'uomini blù è stata la causa indiretta della destituzione del presidente, deposto da un golpe militare con i militari che hanno assunto il potere reclamando più risorse proprio nel conflitto con i ribelli del Nord.

Pochi giorni prima della morte di Gheddafi, nell'ottobre scorso, i vari gruppi si sono fusi nel
movimento nazionale di liberazione dell'Azawad (Mnla), che sta mettendo in rotta l'esercito maliano. Alla formazione si sono aggiunti anche altri Tuareg che hanno disertato, e nuove giovani reclute.
La vittoriosa avanzata per la conquista dell'Azawad si è consumata in pochi mesi: i combattenti Tuareg ricevono rinforzi anche dal Niger, altro Paese fucina dei mercenari di Gheddafi.
Le autorità maliane, come anche il presidente della Mauritania Abdel Aziz, accusano il Movimento di aver stretto una alleanza con il ramo nordafricano di al Qaida, l'Aqmi.

Quello che è accertato è che alcuni esponenti della Mnla abbiano effettivamente contatti organici con alcuni leader qaidisti, e che altri gruppi partecipino attivamente al traffico di droga – in particolare cocaina – lungo la tratta Sudamerica-Europa che sostanzia le casse del network terroristico.
I Tuareg, dal canto loro, accusano il governo di Bamako e dei Paesi limitrofi, come ad esempio l'Algeria, di evocare lo spettro del terrorismo per consentire a truppe straniere di 'invaderè il nord Mali per operazioni anti-terrorismo che in realtà hanno lo scopo di contenere la rivolta degli 'uomini blu'.

Nel giorno in cui i Tuareg sono entrati a Timbuctu, la giunta militare che ha preso il potere in Mali ha annunciato di aver ripristinato la costituzione e le istituzioni della repubblica. Il leader della giunta, Amadou Sanogo, ha detto di essere pronto a negoziare con le forze politiche la formazione di un organo di transizione che possa organizzare nuove elezioni democratiche alle quali la giunta non parteciperá.
La Comunitá economica degli Stati dell'Africa occidentale (Ecowas) aveva minacciato di imporre sanzioni al Mali se la giunta non avesse avviato il passaggio dei poteri entro il 2 aprile. L'annuncio del ripristino della costituzione giunge in un un momento di grave difficoltá per i militari, che lo scorso 22 marzo hanno rovesciato il governo del presidente del Mali, Amadou Toumani Toure, accusato di non fornire ai soldati i mezzi necessari per schiacciare la rivolta dei ribelli tuareg. Gli insorti hanno approfittato della situazione incerta e i tuareg del Movimento nazionale di liberazione di Azawad (Mnla) sono entrati oggi a Timbuctù, dopo aver conquistato altre due cittá del nord, Kidal e Gao.

Timbuctu, la regina del deserto assediata dalle dune, inaccessibile per centinaia d'anni e patrimonio dell'umanità dell'Unesco, è stata conquistata dai ribelli Tuareg del movimento nazionale per la liberazione dell'Azawad (Mnla). È un 'colpo' oltre che militare – per il fatto che questa città ha un valore strategico essendo uno dei tre centri principali del nord del Paese – ma soprattutto mediatico perchè, per le sue bellezze e il suo valore storico, è patrimonio dell'Unesco oltre ad essere considerata una delle località più affascinanti del continente.
L'antica capitale del regno di Kankou Moussa, imperatore del Mali, deve il suo nome a una schiava berbera, Bunctù, guardiana di un pozzo, attorno al 1100, nel luogo dove poi sarebbe sorta la città.
Prima deposito, accampamento, poi villaggio sempre più prospero, Timbuctù si trova all'incrocio delle grandi piste carovaniere nell'ansa del fiume Niger e raggiunge il suo massimo splendore tra il 1300 e il 1500. Mentre l'impero del Ghana si sbriciola, la nuova città attira affaristi, letterati, scienziati, religiosi. I mercanti di Fes, i bottegai di Marrakesh, i venditori di tutto il Maghreb ne fanno la testa di ponte degli scambi con l'Africa a sud del Sahara.
La città diventa ricca, ricchissima. Sotto il regno di Kankou Moussa un fiume d'oro le regala un'opulenza senza precedenti. Dall'Egitto e dall'Arabia giungono eruditi e poeti, sapienti da tutti i Paesi, architetti dall'Andalusia. Nascono una sofisticata civiltà nero-islamica, una università che produce preziosi manoscritti e uno stile architettonico di cui la moschea di Djingareyber, la più antica, è il maggiore esempio. Niente pietre o marmo per costruirla, ma legno e 'bancò, la sabbia argillosa locale, con cui vengono fabbricati i mattoni tondi seccati al sole rinforzati da tronchi di palma.
Dell'esistenza di Timbuctu si discute in Europa fino ai primi dell'ottocento, poi Renè Cailliè, esploratore francese travestito da nomade arabo, riesce a entrarvi nel 1828 e la consegna dal mito alla storia.