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Vergogna Italia

Ad Agrigento qualche giorno fa si è svolta la cerimonia pubblica per ricordare i 365 profughi morti nella tragedia davanti a Lampedusa lo scorso 3 ottobre. I morti senza nome scappati dall'Eritrea governata nel 1993 dal dittatore Isaias Afewerki. Pochi giornali hanno scritto o spedito inviati come all'indomani della tragedia. A intingere le loro penne di retorica o di dichiarazioni ipocrite, le solite, del circo Barnum della politica italiana.

Lampedusa1
La cerimonia è stata derubricata a breve nelle notizie di cronaca. Ebbene, questa cerimonia è stata una vergogna, da farci vergognare di essere italiani. Ma nessuno si indigna più di niente dopo vent'anni di berlusconismo, e nel tempo della marmellata delle larghe intese. Il Governo italiano ha fatto una figura indegna per un paese democratico. I suoi ministri hanno dimostrato una superficialità e una impreparazione difficile da raggiungere, anche impegnandosi. 

A partire dal premier Enrico Letta. Ricordate le sue promesse? Il 9 ottobre, il primo ministro durante la visita all'isola con José Barroso, aveva annunciato in mondovisione che si sarebbero tenuti dei funerali di stato per le vittime. I funerali di stato non ci sono stati. Sono stati declassati nel frattempo a cerimonia pubblica per commemorare i defunti. Una cerimonia senza bare perché nel frattempo i morti senza nome di Lampedusa sono già stati sepolti. Ma questa non è stata la cosa più grave.

La cosa oltraggiosa per gli eritrei morti a Lampedusa e per le loro famiglie è che alla cerimonia di Agrigento è stato invitato e, dunque, era presente in forma ufficiale, l'ambasciatore dell'Eritrea in Italia, Zemede Tekle Woldetatios, lo stesso che rappresenta il dittatore eritreo Afewerki. Lo stesso che scheda i profughi eritrei in Italia e impone loro il pagamento di una tassa del 2% sui loro redditi pena la non concessione di documenti anagrafici necessari per chiedere il visto in Italia.

I morti di Lampedusa sono scappati dall'Eritrea, da un paese che nega le libertà civili, politiche e religiose, sapendo di rischiare la morte nel lungo viaggio con i trafficanti di uomini fino all'Europa. Sanno quando partono questi profughi che hanno il 50% di probabilità di arrivare e il restante 50% di morire per strada, di essere imprigionati nei bunker libici, di subire violenze sessuali dei militari libici, eritrei e sudanesi… e nonostante tutto questo partono perché scappano da un regime oppressivo… E che fa il ministero degli Esteri? Invita l'ambasciatore del dittatore. Ma la Bonino, paladina dei diritti umani a parole, si è resa conto di questa oscenità?

E' come se – per capire bene la situazione – durante il fascismo di Mussolini, la Francia avesse invitato alle ipotetiche esequie di un antifascista o di un partigiano morto durante la fuga oltreconfine, l'ambasciatore del Duce in forma ufficiale.

Non è l'unico passo falso dei nostri impreparati ministri delle larghe intese. Il ministro per l'Integrazione Cecile Kyenge, che pure africana è, all'indomani della tragedia di Lampedusa ha ricevuto alcuni  cittadini eritrei che fanno parte del partito al potere, senza sapere di avere davanti un gruppo di sostenitori del regime dittatoriale.

Ai funerali farsa di Agrigento era presente lei, assieme al vice premier e ministro dell'Interno Angelino Alfano e al ministro della Difesa Mauro. E' stata preferita Agrigento che è il collegio elettorale del ministro pidiellino, all'isola di Lampedusa, teatro della tragedia e della solidarietà, dove ci sono i sopravvissuti e tutta la comunità che da anni vive le tragedie del mare. Tanto che il sindaco della città Marco Zambuto ha parlato di "farsa di stato", ha detto che la cerimonia è stata solo una "passerella elettorale" e che – unica voce tra i politici italiani – "la presenza di rappresentanti del governo eritreo è stata una pugnalata a
queste persone che sono morte". I presenti hanno contestato Alfano e gli altri ministri al grido di "Assassini, assassini". "Via la Bossi-Fini".

Alla cerimonia di Agrigento non c'erano neanche le bare. Bare senza nome, che sono state già tumulate in diversi luoghi della Sicilia. I parenti eritrei non sanno neanche dove piangerli i loro morti. Parenti che ovviamente non c'erano alla cerimonia di Agrigento. Così come non c'erano neanche i sopravvissuti, rimasti nel centro di accoglienza di Lampedusa, che avrebbero avuto almeno il diritto di piangere i loro compagni di viaggio morti in mare. Vergogna.

 

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  • Derres Araia |

    Gent.mo Direttore,
    Controinformazione.In Eritrea non c’è un regime che opprime i suoi cittadini. L’Eritrea è vittima di una ingiustizia e tenuta in stato di tensione militare sulla difesa per tredici anni per ingessare la sua economia. Il suo territorio Badimè è occupato ancora dia militari Etiopici e chiede giustizia. Viene sanzionata ingiustamente.I responsabili di informazione sono pregati di informarsi meglio anzichè usare copia ed incolla. L’Eritrea è vittima di un’ostruzionismo politico internazionale.

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