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In Centrafrica e’ emergenza umanitaria

Grande due volte l’Italia, il Centrafrica e’ uno degli Stati piu’ poveri della Terra. Tormentato dai colpi di stato, frequenti come i cambi di stagione. Il 24 marzo scorso l’ennesimo golpe. Al potere salgono i ribelli Seleka di Michel Djotodia, milizie legate alla minoranza musulmana. Da allora il paese cade in un incubo, con violenze senza limite verso la popolazione civile. Le milizie sconfinano anche dai paesi vicini, dal Chad, dal Congo, dal Darfur. Le violenze si concentrano soprattutto nel Nord del paese. Si acuiscono conflitti etnici, tribali, religiosi. Le operazioni di banditismo dei miliziani generano tensioni al punto che le popolazioni contadine, in maggioranza cristiane, formano dei gruppi di autodifesa per attaccare i musulmani. Da settembre gli attacchi delle milizie contadine, fino allora sconosciute, provocano centinaia di morti. Violenza che genera altra violenza. Rappresaglie e contro rappresaglie. Morti nelle strade. A dicembre la Francia decide di inviare un contingente militare per tentare di riportare l’ordine e disarmare le milizie. Oltre all’emergenza legata alla sicurezza c’e’ un’emergenza umanitaria: centinaia di migliaia di sfollati nei campi profughi, sfuggiti alle violenze, sono sprovvisti di tutto. Non solo. Almeno metà della popolazione ha bisogno di assistenza alimentare perche’ la stagione agricola e’ saltata. Con la guerra non si coltivano i campi.