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Libia, prima seduta del nuovo Parlamento (laico) a Tobruk

 

Il nuovo Congresso Generale Nazionale libico uscito dalle elezioni del 25 giugno scorso terrà sabato la prima riunione informale a Tobruk: lo hanno reso noto fonti parlamentari, precisando che l’apertura ufficiale delle sessioni avverrà lunedì nella stessa località. Alla seduta informale – che si terrà a porte chiuse – dovrebbero secondo le fonti partecipare oltre 160 deputati sui 188 eletti: se ciò avvenisse segnerebbe un successo politico per la fazione laica e nazionalista – uscita vincitrice dalle elezioni – rispetto a quella islamista, che aveva minacciato il boicottaggio della seduta ritenendola anticostituzionale.


Di fatto Nuri Abu Sahamein, presidente del Parlamento uscente(dominato dagli islamisti) ha convocato sempre per lunedì un’altra sessione inaugurale da tenersi a Tripoli: a Tobruk tuttavia sarà presente anche il premier Abdallah al-Theni, il che dà alla riunione odierna una legittimazione istituzionale.

Entrambe le parti cercano di acquisire la miglior posizione negoziale per cercare di spostare a proprio vantaggio lo scontro dal piano militare – con violenti combattimenti a Tripoli ed in altre città, costati la vita ad oltre 200 persone – a quello politico. La soluzione tuttavia passa necessariamente per la formazione di un governo di unità nazionale, ipotesi già proposta e scartata in passato: in caso di nuovo fallimento però il rischio concreto è che il Paese scivoli in una vera guerra civile tra esercito e milizie nazionaliste da una parte e gruppi armati islamisti dall’altra.
  • The Facilitator |

    Si può uscire dal sottosviluppo? Si, eliminandone le cause sia esterne che interne. Le principali cause interne sono le guerre fra gli stati, i governi spesso corrotti, gli atteggiamenti dei popoli che hanno una mentalità tradizionalista e non sempre disposta al cambiamento. Le cause esterne riguardano essenzialmente la politica economica mondiale, che di fatto favorisce i paesi più ricchi, e la distribuzione delle risorse nel pianeta. Incidere sul problema del sottosviluppo richiede perciò un intervento in molti settori, per esempio sul commercio mondiale, sul debito estero, sulle condizioni di vita delle popolazioni. Se per esempio la gente di un villaggio è mal nutrita, analfabeta, senza cure mediche, beve acqua infetta, abita in case non sane e senza servizi igienici, è inutile intervenire solamente nel settore sanitario, perché quando la gente, una volta curata, tornerà a casa, visto che le condizioni di vita sono sempre le stesse, si ammalerà di nuovo. Il sottosviluppo genera infatti un circolo vizioso, quindi per eliminarlo bisogna romperlo contemporaneamente in più punti. Il vero sviluppo deve nascere prima di tutto dall’interno della comunità e non può essere imposto dall’esterno. Perché un progetto di sviluppo abbia successo è indispensabile che la comunità creda nei suoi benefici e quindi che le persone vogliano uscire dalla povertà contando soprattutto sulle loro forze. Fondamentale è comunque anche il ruolo dei paesi del Nord, che devono adottare politiche economiche e di sviluppo diverse da quelle attuate fino ad ora, che hanno contribuito esclusivamente ad aumentare le disuguaglianze tra ricchi e poveri. Come già detto, è necessario: intervenire sui meccanismi del commercio mondiale e sulla distribuzione delle risorse materiali, finanziarie, umane; mettere in atto politiche di cooperazione allo sviluppo; pensare una politica finanziaria che preveda la cancellazione del debito, essendo il debito estero uno dei grandi ostacoli allo sviluppo. Anche i privati cittadini dei paesi del Nord possono però adottare dei comportamenti che favoriscono lo sviluppo dei paesi poveri, spostando gli equilibri verso un modello economico più giusto e rispettoso delle esigenze di tutti gli abitanti della terra. Possono per esempio acquistare prodotti del Commercio Equo e Solidale, che provengono da organizzazioni che operano con le comunità locali dei paesi africani, o mettere in atto pratiche di boicottaggio nei confronti di quelle imprese, in particolare le multinazionali, che sfruttano sia le risorse sia i lavoratori del Sud ricavandone enormi guadagni.

  • patrick |

    Abbiamo bombardato Serbia e Afghanistan, ma qualche colpo sui terroristi islamisti (o sono io l’unico a definirli terroristi?) non lo diamo? Solo se ce lo ordina Obama? Che altro aspettiamo?

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